Alle 10 del mattino di oggi, orario di New York (le 4 del pomeriggio nei Paesi Bassi e in Italia) si concluderà al Palazzo di Vetro dell’ONU la lunga sfida diplomatica che ha visto Italia, Paesi Bassi e Svezia contendersi due dei seggi non permanenti presso il Consiglio di Sicurezza. Secondo la Carta dell’ONU, ai 5 membri permanenti se ne affiancano altri 10 non permanenti, sostituiti periodicamente a blocchi di due. Per rimpiazzare i seggi che Spagna e Nuova Zelanda lasceranno dal 2017 sono in pole position Italia, Paesi Bassi e Svezia.

Il Consiglio di Sicurezza è il più importante organismo ONU perchè approva Risoluzioni in materia di interventi militari, embarghi e missioni di pace vincolanti per gli Stati. La crisi dei rifugiati, la questione mediorentale e quella Mediterranea sono solo alcuni tra i temi chiave che il Consiglio di Sicurezza si troverà a discutere nei prossimi anni. Per questa ragione, agguantare quel seggio, è stata una priorità per i tre stati nonostante l’Italia sia data per favorita grazie all’impegno nella crisi del Mediterraneo e al ruolo di primo finanziatore delle missioni di peacekeeping. Dalla loro, Svezia e Olanda vantano stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo che superano l’1%  e si giocano una buona immagine sul piano dei diritti umani. L’Italia, come ammette il quotidiano Volkskrant, ha inoltre dalla sua il fatto di appartenere al G7 e può vantare il grande sostengno da parte degli stati africani nonostante le tensioni per il caso Regeni. L’Olanda, invece, ha puntato molto sulle relazioni tradizionali che ha con i paesi caraibici e con quelli del sud-est asiatico. La Svezia ha dalla sua il gradimento di molti paesi arabi grazie al riconoscimento della Palestina.

Gli stati, insomma, si sono dati molto da fare per assicurarsi uno dei due scranni chiave ma la decisione finale, come dicono molti commentatori, non viene tanto influenzata da tattica o promesse ma dalla sorte. Per ottenere il seggio, infatti, sono necessari 129 voti mentre il secondo vincitore viene poi deciso tra i due rimanenti.

Con l’eccezione della Svezia, che ha ammesso di aver avviato i “colloqui informali” (leggi lobby) molto in ritardo, negli ultimi tre anni Italia e Olanda non hanno mancato occasione di  cercare consensi per ottenere l’ambito seggio. Dalla visita a Venezia, organizzata dal ministro Paolo Gentiloni con i capi di Stato del Pacifico, per parlare di innalzamento delle acque, ai frequenti tour caraibici del ministro degli esteri Bert Koenders, personaggio noto nel circolo ONU, le operazioni di “marketing diplomatico” dei due paesi sono state a tempo pieno. Come dimostrano i precedenti, tuttavia, le decisioni a sorpresa non sono rare.