The Netherlands, an outsider's view.

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ART

Isabella Hunts, il rapporto con la natura nella mente del cacciatore.

La mostra della fotografa Isabella Rozendaal al Fotomuseum Den Haag è frutto di una ricerca condotta tra Olanda, Stati Uniti Medio Oriente e Amazzonia.



Qual è il significato del termine “selvaggio” per l’uomo moderno? E cosa significa essere parte della catena alimentare in una società industrializzata? La fotografa e scrittrice Isabella Rozendaal si focalizza su queste tematiche dal 2007, riservando una particolare attenzione alla figura dei cacciatori nelle diverse culture.

Questa scelta l’ha portata al confronto con la morte, con la distruzione provocata dall’uomo, con la dura realtà della natura e con la sua stessa morale. Mai, però, ha avuto paura. Mai è fuggita via. Rozendaal non è semplicemente un’osservatrice, ma è parte integrante di ciò che racconta.

Conclusasi ieri, la mostra Isabella Hunts al Museo della fotografia dell’Aja è stata un racconto impressionante della propria ricerca personale, condotta in luoghi diversi: dall’Olanda alla Germania, al Medio Oriente, agli Stati Uniti e all’Amazzonia brasiliana. Pratiche moderne e antiche tradizioni hanno evidenziato le differenze e i parallelismi tra le culture che ne stanno alla base.

In Occidente, gli animali domestici sono spesso considerati membri della famiglia. E quando non vengono trattati come meritano, la gente protesta a gran voce. Allo stesso tempo, l’uomo continua a consumare carne e altri prodotti animali su vasta scala.

Il rapporto tra uomo e animale è quindi tutt’altro che semplice. Forse questa relazione sarebbe completamente diversa se fossimo ancora costretti a cacciare per il cibo. La mostra si è concentrata su questa complessa questione, esplorando le pratiche di caccia nei Paesi Bassi e in altre parti del mondo.

“Proviamo a pensare alla pittura dell’età dell’oro, ai simboli del romanticismo, o semplicemente alla narrativa moderna sulla natura. Tutte queste direttrici hanno plasmato una determinata immagine della natura, definendo aspettative e modi di pensare. Si tratta di modelli e di idee che destano stupore, di fronte ai quali lo spettatore non può che rimanere estasiato. Ma quando si parla di caccia, l’osservazione entusiasta non basta più. Il cacciatore rigetta il ruolo passivo e rivendica la piena integrazione nel luogo naturale”, dice Rozendaal.

I cacciatori sono divenuti per lei una fonte di ispirazione innovativa. Proprio da loro si è lasciata guidare alla scoperta di una nuova prospettiva da cui osservare la natura. La fotografa e scrittrice è andata oltre la semplice osservazione, imparando a macellare e cucinare anche gli animali che i cacciatori le davano, immedesimandosi in tutto e per tutto nella vita di un vero cacciatore.

Isabella Hunts ha messo in mostra i diversi volti della caccia. Dai cacciatori di trofei ai collezionisti di specie esotiche, da quelli che cacciano per sfamare la loro famiglia a tutto ciò che sta in mezzo. Rozendaal ha colto marcati contrasti e differenze culturali. Nell’ambito europeo, la caccia diviene una tradizione non molto diversa da quella religiosa o bellica: il prodotto, cioè, di antichi riti aristocratici.

Anche negli Emirati Arabi la falconeria è un’antica tradizione, ma ha subito cambiamenti evidenti. A differenza di quanto avveniva in passato, oggi i falconieri vanno all’estero a cacciare, poiché non c’è abbastanza preda nel loro paese.

Negli Stati Uniti, i cacciatori risentono dell’ideale romantico e pionieristico della natura selvaggia, dietro il quale si nasconde una potente industria della caccia.

Per i Nukini nell’Amazzonia brasiliana, la caccia è sia una ricerca mistica che una parte della vita di tutti i giorni.

Rozendaal non ha trovato risposte davvero esaustive alle proprie domande. Tuttavia, una cosa le è diventata chiara: la natura e gli umani, come il corpo e la mente, non sono entità separate.

Testimoniare la morte è scioccante,” racconta la fotografa, “ma è anche catartico. Esplorare questo contesto diventa un’occasione per cambiare prospettiva, accettando che anche noi siamo mortali e vulnerabili. Siamo fatti tutti della stessa carne e dello stesso sangue.

Questo non significa che non avverto il conflitto, come qualsiasi cacciatore, mangiatore di carne o consumatore di beni naturali. Viviamo in un mondo in cui il dominio umano sugli animali viene semplicemente assunto. L’ideologia, per quanto possa essere diversa per ogni cultura, lo rende possibile”.

Isabella Rozendaal si è laureata alla Royal Academy of Arts a L’Aia e ha studiato inglese ad Amsterdam. Proprio durante quel periodo ha iniziato a fotografare animali.

Tra i suoi numerosi successi, il libro fotografico Isabella Hunts: Photographing Hunting Cultures è stato pubblicato il 16 febbraio. Ma bisognerà aspettare questo autunno per la prima pubblicazione come scrittrice: Op Jacht.



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