Irrawaddy mon amour, firma italiana all’IDFA

di Martina Bertola

L’IDFA è iniziato, si dà dunque il via alle proiezioni.

Scorrendo il programma, s’incrociano tre nomi italiani sotto il titolo del film documentario Irrawaddy mon amour. Tre i registi Nicola Grignani, Valeria Testagrossa e Andrea Zambelli, insieme alla produzione è italiana, Enrico Pacciani per l’Alkermes.

Il documentario in questione non è ambientato nel Bel Paese, ma molto più a oriente, precisamente in Birmania. Il film racconta una delle prime unioni gay nel paese dove una relazione omosessuale può costare ancora 10 anni di carcere.

Nel film, la comunità LGBT sta iniziando a far sentire la sua voce. In un piccolo villaggio sulla riva del fiume Irrawaddy, Soe Ko e Saing Ko affrontano con coraggio il loro amore. In questo sono supportati da Myo Nyunt, in qualche modo protagonista del film, portavoce di questa comunità LGBT e spirito guida, che lotta contro la discriminazione.

Il documentario si sviluppa con uno stile poetico, come a rispettare il clima sospeso di un paese dove il buddismo ha radici profonde e l’uomo vive ancora in forte contatto con la natura. Questo è proprio il punto di forza del racconto, che è di protesta sociale, certo, ma allo stesso tempo ci trasporta nelle bellezze di un paese ai più sconosciuto. Viene messa in luce la forza della storia d’amore tra i due sposi, che spiamo discretamente durante la preparazione delle nozze, e che sentiamo vicino a noi.

È interessante e bello che questo progetto porti una firma italiana. La regia a tre risulta convincente. Il produttore stesso, Enrico Pacciani, rimasto colpito dal precedente film dei tre registi, Striplife, documentario ambientato a Gaza, non ha esitato nel sostenere il nuovo progetto, che finalmente vede la luce qui ad Amsterdam per l’IDFA e in seguito al Torino Film Festival.

In poche parole non fatevi sfuggire Irrawaddy mon amour, film delicato, intelligente e con grande cuore, in proiezione in questi giorni per l’IDFA.

Irrawaddy Mon Amour Wait

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