di Serena Natali

Aggettivi come eccentrico, stravagante e singolare hanno sempre definito le parate del Gay Pride in ogni parte del mondo, ma quest’anno per quanto riguarda l’Olanda è il caso di aggiungere altro; due lunghe settimane di festival e il Gay Pride 2016 diventa Europride sottolineando la natura continentale, e possibilmente globale, della battaglia per l’emancipazione della comunità LGBT.

Con la legge italiana sulle unioni civili, l’Europa occidentale ha riempito anche l’ultima casella: tutte le legislazioni nazionali, offrono ora tutela alle coppie arcobaleno ma l’accettazione generale da parte della società è ancora un processo in divenire. Per Irene Hemelaar scrittrice e attivista, tra gli organizzatori del Gay Pride e già rappresentante della delegazione femminile olandese all’Assemblea Generale dell’ONU nel 2015, oggi più che mai è fondamentale l’impegno per la tutela dei diritti di tutti.

Perchè è così importante questo Gay Pride?

Quest’anno il Gay Pride è diventato Europride con lo scopo di conferire al Festival un profilo più elevato. L’evento è rilevante perché offre visibilità alle persone LGBT e può rappresentare una bussola per coloro non ancora sicuri del proprio orientamento sessuale. Soprattutto a questi, offriamo il nostro supporto. Le due settimane vanno inoltre sotto il nome di solidarietà nazionale: sono 79 i Paesi che ancora oggi considerano illegale l’omosessualità e in 12, addirittura, è un reato punti con la pena capitale. Queste mi sembrano ottime ragioni per renderci visibili e continuare a lottare per l’uguaglianza dei diritti, sia che si parli di genere che di orientamento sessuale.

In che misura la Città e l’Olanda sentono questa tematica?

Ad Amsterdam tutti i partiti politici sono a favore dell’uguaglianza dei diritti. Se giri per la città vedi Pride flags ovunque e puoi davvero sentire il supporto dei cittadini nei confronti dell’emancipazione LGBT. La stessa cosa vale per il nostro governo: non vi sono fazioni contro l’uguagliaza dei diritti, a parte alcune formazioni confessionali piuttosto marginali. Alcuni movimenti politici, però, utilizzano il tema dell’uguaglianza dei diritti come strumento discriminatorio nei confronti dei musulmani, portando avanti l’idea che la religione da loro professata sia dichiaratamente contro l’emancipazione LGBT. Inutile dire quanto la libertà di scegliere il proprio orientamento sessuale sia universale e vada ben oltre espressioni come religione o cultura.

Questi Festival sono in grado di cambiare realmente qualcosa nella lotta per l’emancipazione e i diritti delle persone LGBT?

Alcuni vengono qui solo per fare festa, altri per discutere ed altri ancora per entrambe le cose. Questa sera [ieri per chi legge, n.d.r.], ad esempio, abbiamo organizzato un dibattito con lo scopo di analizzare le Modern Families: qui ci sono milioni di persone single e stiamo combattendo per riuscire a regolarizzare i contratti di coabitazione e per raggiungere la riduzione delle tasse nei confronti di due persone che convivono senza essere l’uno il partner dell’altro. Questo è solo uno degli argomenti portati all’attenzione durante queste settimane. Il Festival intende soprattutto supportare le cause importanti e sono centinaia di migliaia le persone che arrivano e sono arrivate qui ad Amsterdam proprio con questo obiettivo.

Certo, il divertimento è una componente fondamentale: i bar e i locali gay sono pieni ed è un evento festivo, un momento per celebrare il fatto che esistiamo e che siamo presenti attivamente nella società, diffondendo l’idea che va commemorata e supportata l’uguaglianza dei diritti. Quest’anno per la prima volta la Commissione Europea sarà presente con una sua imbarcazione alla Canal Parade, e questo è un fatto degno di nota.

Nonostante i casi di omofobia siano oggi ancora molto diffusi, con la legge italiana sulle unioni civili, i diritti delle persone LGBT sono ora riconosciuti in tutta l’Europa Occidentale. Esiste un legame tra il riconoscimento dei diritti e l’atteggiamento della gente comune nei riguardi dell’emancipazione LGBT?

Secondo la legge noi omosessuali siamo considerati “quasi” alla stregua di tutti gli altri, ma ahimè il mondo reale è tutt’altra questione; l’accettazione da parte della società è infatti ancora molto scarsa.

Gli studi dimostrano che in Olanda aumenta la percentuale di coloro che vedono positivamente persone LGBT ma non è semplice convincersi che vada tutto bene quando si è vittime di omofobia. Lo scorso anno un sondaggio ha messo in luce come molti si trovino a disagio quando gay/ lesbiche si baciano in strada. Siamo ancora lontani dalla perfezione ma stiamo cercando in ogni caso di fare passi avanti.