di Mara Noto

 

Vaccino è la parola di speranza che ha chiuso il 2020, dopo un anno intero segnato dal triste vocabolario della pandemia. Nel bene e nel male tra sostenitori, detrattori e confusi, il dibattito rimane aperto. Pfizer BioNtech, Astrazeneca sono nomi entrati nel nostro linguaggio quotidiano, anche se a fatica capiamo cosa è scritto su una scatola di aspirine: non potrebbe essere altrimenti, se consideriamo quanto importante sia la partita intorno al vaccino.

Ma Pfizer BioNtech, la ormai nota azienda farmaceutica statunitense del primo, di vaccino, ha già 62 concorrenti e tra questi ben 4 candidati da Cuba: il paese socialista, infatti, Cuba ha disegnato, sviluppato, prodotto e ora sta testando 4 candidati, due dei quali Soberana 1 e Soberana 2 (sovrana in spagnolo) in fase avanzata. Nel team di ricerca c’è anche Fabrizio Chiodo, italiano, 35 anni e ricercatore presso il CNR di Pozzuoli.

Politica e vaccini

“Non ci sono vaccini buoni o vaccini cattivi” precisa più volte Fabrizio a 31mag, “ma ci sono modelli economici sbagliati”. Secondo il ricercatore campano, che tutt’ora lavora in Olanda, presso l’Università di Amsterdam, la validità scientifica dei vaccini prodotti delle case farmaceutiche non è in discussione. Ciò che è in discussione è il modello economico alla base.

“Quando a marzo abbiamo disegnato i primi vaccini candidati, abbiamo dovuto ragionare su cosa Cuba avesse già a disposizione; il paese regge una biotecnologia di altissimo livello, ma non è facile investire su piattaforme come quelle coadiuvanti o del mRNA, come hanno fatto gli americani e gli inglesi”, ci spiega.

Infatti, utilizzando qualcosa che fosse già presente sull’isola, Soberana 1 si ispira al vaccino contro il meningococco B e C, mentre Soberana 2 prende esempio da vaccini come quello contro la polmonite ed l’influenza d’emofila di tipo B, dice ancora il ricercatore campano. Il vantaggio? Cuba utilizza queste formulazioni da 15/20 anni, soprattutto ad uso pediatrico.

Ma ancora più importante, la differenza sta nel concetto di No profit: “’C’è un grande problema di proprietà intellettuale, purtroppo a livello di distribuzione globale non decide solo l’OMS” esclama con un certo rancore. “Gioca un ruolo importante il WTO, la World Trade organization, per cui colossi …