The Netherlands, an outsider's view.

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INTERVISTA Rob Wijnberg, De Correspondent: “Il giornalista del futuro è un primus inter pares con i lettori”

Il direttore della testata olandese dei record racconta a 31mag il suo progetto editoriale



di Massimiliano Sfregola e Francesca Polo

 

Startup e giornalismo possono sembrare due mondi distanti e difficilmente conciliabili: se l’informazione è certamente al centro della rivoluzione digitale, le opportunità economiche del settore, quantomeno quelle per pagare stipendi e infrastrutture, non sembrano poi molte. Il destino del giornalismo è di sciogliersi nell’oceano della rete, tra blog e siti amatoriali, in assenza di un modello credibile per internet? Sembra proprio di no. Prendiamo il De Correspondent, una pubblicazione “nativa digitale” che sta contribuendo da un pò a rivoluzionare il panorama della stampa olandese.

Nato dall’intuizione del filosofo Rob Wijnberg e dal grafico Ernst-Jan Pfauth, il sito, che la scorsa settimana ha spento la terza candelina, smonta i credo del giornalismo tradizionale e cerca di traghettare nel nuovo millennio ciò che resta della stampa, distrutta dalla fuga di lettori (e di inserzionisti) e dall’ambigua liaison con internet. Se da un lato, infatti, l’avvento della rete ha significato un oceano di opportunità in più per l’informazione, il sistema di finanziamento rimane ancora una nota dolente; con il venir meno del rapporto lineare tra lettori e copie vendute, nuovi modelli adatti ai tempi faticano ancora a consolidarsi. Il Correspondent su questo è un vero e proprio caso di studio: nato in seguito al successo clamoroso di un crowdfunding che ha portato nelle casse del giornale, prima ancora che aprisse, oltre 1 milione di euro, la testata gode oggi di ottima salute, assume giornalisti e punta ad espandersi in Belgio.

La redazione, a dirla tutta, rispetta tutti, ma proprio tutti, i clichè delle startup: giovanissima, informale, un pò “hipster”. A vederla da fuori la sede, una ex galleria, sembra un’agenzia pubblicitaria, ma i pregiudizi (molta forma, poca sostanza) in questo caso sono pregiudizi: il De Correspondent, indipendentemente dalla grafica ricercata, è un eccellente prodotto editoriale che potrebbe presto dettare le regole del gioco anche per le testate tradizionali: quelle del gioco 2.0. “La stampa olandese, nell’insieme, non va male, ma a guardare da vicino le cose non sono affatto positive.” racconta a 31mag Rob Wijnberg. “Basta guardare l’NRC: gli indici sono tutti in calo. Ma la transizione dall’analogico al digitale non è rapida: i lettori invecchiano e non esistono ancora buoni contenuti per i nuovi lettori.” I nuovi lettori sono però un pubblico difficile: sono abituati a non pagare le news ma non dicono di no ad uno sforzo per contenuti esclusivi “Non è scritto da nessuna parte che sia necessario fare cronaca. Facciamo “background journalism” e cerchiamo in questo modo di ribaltare l’agenda, quindi di proporre storie che i media mainstream non considerano. Non sei da meno se fai informazione specializzandoti su specifici argomenti. D’altronde innovazione vuol dire fare le stesse cose ma in modo diverso, no? Il mondo è sempre più complesso e la gente ricerca avidamente spiegazioni ed interpretazioni alla complessità.”

L’esito della sfida lanciata dal De Correspondent non era affatto scontato: Rob Wijnberg era certamente un nome già noto nel mondo dei media ma questo fatto, da solo, non avrebbe certamente garantito un risultato. “Ho studiato filosofia e questo mi ha sicuramente aiutato nel costruire un giornale con una prospettiva “umanista”. Emozioni prima di tutto e rapporto diretto con il lettore”, prosegue Wijnberg “ Fin dall’inizio noi abbiamo cercato di fare qualcosa a cui i giornalisti old school non sono abituati: parlare con i lettori. Infondo ognuno di noi è esperto in qualche settore e allora abbiamo pensato di far interagire i nostri subscribers trasformando i loro commenti in veri e propri contenuti editoriali e cercando, allo stesso tempo, di “estrarre” la loro esperienza. E di far decidere loro quali contenuti proporre: la maggioranza dei nostri servizi, sono stati suggeriti dai lettori. D’altronde gran parte di loro ha un livello d’istruzione elevato e si aspetta da noi che lavoriamo a tempo pieno per fornire informazioni o analisi che non avrebbero tempo o modo di procurarsi, per capire meglio come funziona il mondo.”

Il direttore del De Correspondent offre un’immagine inedita del giornalista, rispetto a quella che conosciamo: nè membro di una dinastia, nè precario che vive al di sotto della soglia di povertà ma un primus inter pares con i lettori. “Quando ero direttore all’NRC.next” racconta ancora Wijnberg “chiedevo ai miei giornalisti quale fossero le storie che stavano seguendo e ti garantisco, erano davvero originali” racconta con entusiasmo “poi però, al desk, tutta quella creatività andava persa perchè il giornale si aspettava da loro contenuti molto più ordinati e convenzionali. Allora al De Correspondent ho deciso di lasciare i redattori liberi di seguire i campi nei quali sono più esperti: oggi c’è assoluto bisogno di specializzazione” chiosa Wijnberg. Il quotidiano di Amsterdam sembra un sogno ad occhi aperti per qualunque operatore della comunicazione ma tutta questa libertà si porta dietro responsabilità molto diverse da quelle che aveva il redattore ordinario di una volta. Come quella di essere capaci a stare alle regole di internet “dove tutti sono potenziali competitor. Non esistono più posizioni consolidate e bisogna rimettersi in gioco continuamente. Per ottenere risultati bisogna esserci e accettare di confrontarsi continuamente con i lettori/utenti”.

Difficile dire se un modello simile riuscirà a sopravvivere all’usura del tempo, che in ambito digitale sembra consumi le aziende con molta più rapidità della polvere. Ma il giornalismo intellettuale e soggettivo del De Correspondent, legato ad una comunità ampia ma identificabile, potrebbe rappresentare un valido esempio per la stampa indipendente, ormai orfana del cartaceo (e delle risorse) e da tempo in cerca di un nuovo modello che funzioni.






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