The Netherlands, an outsider's view.

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INTERVISTA Jan van Der Borg: il turismo è una risorsa ma va regolato

Un docente olandese della Ca Foscari spiega come la Venezia del Nord può evitare il destino turistico dell'originale



di Silvia Granziero

 

Turismo vuol dire ricchezza e opportunità, ma anche affitti fuori controllo, negozi di souvenir e catene che sostituiscono le botteghe locali, sporcizia, traffico. Venezia con il suo “effetto parco tematico” e la fuga di residenti è lo spauracchio di tutte le città d’arte prese di mira dal turismo di massa. Amsterdam sembra guardare con terrore a Venezia come la più cupa prospettiva del futuro. Frotte di post-adolescenti in viaggio di maturità, ragazze che scelgono la città olandese come meta per un weekend di addio al nubilato, turisti della marijuana, ma anche famiglie e coppie in età in viaggio culturale. Ma la “Venezia del nord” rischia davvero di finire come quella “originale”?   Jan van der Borg, olandese, docente di Economia del Turismo all’Università Ca’ Foscari di Venezia vive in Italia, ha lavorato per il Comune di Venezia sulla gestione dei flussi turistici e collaborato a diversi studi sulla sostenibilità del turismo.

 Venezia viene continuamente additata dalle autorità di Amsterdam come esempio negativo: è davvero così terribile la situazione? Ed è sensato fare un parallelo tra le due città?

Venezia riguardo a una serie di tematiche è effettivamente un caso estremo ed eclatante senza una adeguata politica di gestione; questa stessa situazione si trova anche in altre città come Barcellona, Praga e Berlino che vedono in Venezia il rischio che corrono. Tra queste, nonostante le differenze, i maggiori punti di contatto sono con Amsterdam, a partire dall’estensione e compattezza del centro storico.

Parliamo di cifre: che rapporto c’è tra l’estensione del territorio urbano, la popolazione urbana e la quantità di turisti a Venezia?

Dagli anni 50 il il numero di residenti del centro storico di Venezia sta calando in modo molto più veloce di quanto ci si sarebbe aspettati osservando i processi di suburbanizzazione che si trovano anche in tante altre città: si è passati da 160mila abitanti nel centro storico agli attuali 55mila, praticamente un terzo rispetto a 60 anni fa. Il problema è che l’esodo della popolazione non rispetta il tessuto socio-economico di una città delle dimensioni di Venezia. Non è solo il turismo a spingere la gente ad andarsene, ma è un fattore decisivo è che il volume del flusso turistico sta continuando a crescere: siamo arrivati a 27 milioni di turisti all’anno a fronte di una capacità di carico di 14-15 milioni. Siamo quasi al doppio della cifra ottimale. Oltre al problema quantitativo ce n’è uno qualitativo: il flusso ottimale sarebbe composto per la metà da turisti pernottanti e metà da turisti pendolari, invece di fatto 80% dei visitatori sono turisti “mordi e fuggi”, che spendono relativamente poco e sono scarsamente interessati al patrimonio di Venezia. Paradossalmente nelle strutture ricettive c’è ancora spazio per accogliere più persone, ci sono posti letto che durante l’anno e soprattutto d’inverno restano inutilizzati.

Il partito laburista olandese – che cita spesso i piani mai rispettati da Venezia per tenere sotto controllo la situazione – ha proposto un progetto in sette punti per Amsterdam: cosa ne pensa?

Ad Amsterdam si sta ponendo un tetto massimo ai posti letto negli alberghi: questo a Venezia è stato fatto negli anni Novanta e non ha avuto altro risultato se non quello di peggiorare la situazione. Quanto al decentramento lo stiamo sperimentando da 20 anni ma è chiaro che non si può impedire a una persona che viene una volta a Venezia  di andare in Piazza San Marco. Lo stesso vale per Amsterdam: va bene proporre itinerari alternativi, forse qualcuno avrà successo, specialmente per coloro che stanno in città più a lungo, ma tutti gli altri nelle quattro o cinque ore che passano in città faranno il classico itinerario. Ad Amsterdam un punto problematico è poi quello di Airbnb, che, al di là dei problemi di illegalità che vanno risolti, se viene fatto come si deve, penso che sia uno dei pochi strumenti reali di democratizzazione dei grandi ricavi che il turismo può portare a una città. Questa forma di sharing economy secondo me potrà contribuire a frenare l’esodo dei residenti: per esempio a Venezia una coppia con bambini piccoli non può permettersi di vivere, mentre se ha una casa abbastanza grande e durante l’anno può affittare una stanza forse priesce a tenere i conti in regola.

Proprio a questo proposito, secondo lei è possibile – e se sì come – trovare un equilibrio tra la rincorsa al ricavo economico che il turismo garantisce e la necessità di preservare la città e i suoi abitanti?

E’ un punto importante: il turismo è una fonte di ricchezza incredibile, una specie di industria pulita e di grande rilievo che continuerà a crescere; tuttavia se non gestito bene porta al superamento della capacità di carico e in tal caso le esternalità negative – come l’inquinamento e l’innalzamento del livello dei prezzi – rovinano tutto ciò che il turismo di buono genera. La sfida è tenere insieme questo sviluppo turistico in termini sia qualitativi che quantitativi; bisogna applicare una strategia di regolamento dei flussi per far sì che i conti quadrino per tutta la città e non solo per alcuni sottosettori.

Un esempio concreto?

Per esempio si può introdurre un sistema di prenotazione che colpisca di più chi viene in giornata: preannunciare e prenotare la visita in città deve diventare una cosa corrente; la prenotazione si incentiva ovviamente offrendo un pacchetto di vantaggi di cui non usufruisce chi non prenota, che comunque è libero di non farlo. E’ come un volo low-cost: se prenoti presto hai un biglietto economico, se prenoti tardi paghi di più e se non prenoti rischi di non volare. Bisogna rendere la città estremamente difficile e cara per chi continua a pensare di potersi svegliare la mattina decidendo all’improvviso di andare a Venezia. Questi “non organizzati” pagheranno un prezzo tale che i costi che hanno sulla città verranno compensati.

 

 






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