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Internet e crimine, i dubbi del procuratore olandese sui deepfake: manipolare la realtà mai così semplice

I deepfake sono video manipolati con particolari algoritmi: è possibile sostituire la testa di una persona con quella di un’altra, facendone acquisire le sembianze, ma anche far dire e fare cose false ai malagurati protagonisti. Una tecnica pericolosa e molto popolare: proprio la settimana scorsa, in Cina è diventata virale un’applicazione con la quale sostituire il proprio viso con quello dei protagonisti di qualsiasi scena cinematografica.

Il pubblico ministero olandese teme che la tecnologia possa essere usata sempre più facilmente come un arma. In questo caso si tratta dei cosidetti deepfakes, che possono diventare strumento di ricatto, estorsione o addirittura ingerenza elettorale. “Non tutto ciò che vediamo è reale” ha commentato il procuratore Lodewijk van Zwieten. “Presto si potranno creare video di cose non realmente accadute”.

“L’ app può anche essere divertente, ma è facile oltrepassare il limite e usare questa tecnologia per prendere di mira altre persone” ha commentato Van Zwieten. “Se tutti dovessimo avere un’applicazione così potente, sarebbe facile creare video  e “prove” false, che immortalano le vittime nel commettere azioni criminali mai accadute veramente. Ciò, per fortuna sarebbe di per sè  diffamazione.

Già molte donne famose si sono ritrovate in film porno che non avevano girato, perché qualcuno ha scambiato i loro visi con quelli delle attrici. Secondo Van Zwieten, il fenomeno potrebbe diventare un problema se adolescenti si mettessero ad utilizzare queste tecnologia per bullizzarsi a vicenda. E chiaramente anche questo è un crimine nei Paesi Bassi, dove la pornografia che coinvolge minori è ovviamente illegale.

Non è finita qui. I Deepfake possono anche essere usati per estorcere denaro- minacciando di pubblicare video in cui le vittime si macchiano di crimini mai commessi. Oppure, i famigerati video contraffatti, potrebbero essere utilizzati addirittura dai governi di tutto il mondo, per diffondere disinformazione,  influenzare elezioni, ed incarcerare oppositori, come teme Van Zwieten.

“È solo una questione di tempo, presto vedremo gli effetti di queste tecnologie”, ha detto il procuratore. “Vista la quantità di minacce e insulti presenti sui social media, sono preoccupato per le possibilità offerte da questo tipo di tecnologia”.

Nonostante ciò, van Zwieten non pensa che i deepfake debbano essere vietati. “I social media sono usati anche per minacciare, ma non sono proibiti. Il problema non è la tecnologia, ma l’uso che se ne fa“. Secondo Van Zwieten, per il momento non sono necessarie nuove norme giuridiche. “Ce la faremo con il diritto penale esistente. Ma dobbiamo parlare di queste problematiche molto più spesso”.

 

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