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Inquilini precari, norme draconiane e zero diritti: ecco la democrazia dell’anti-kraak



C’erano un tempo gli squat, in olandese kraak, e poi sono arrivati gli anti-squat, gli anti-kraak, ossia una maniera di evitare che un edificio rimasto vuoto venga occupato consegnandolo ad un’agenzia ad hoc, con il compito di trovare “occupanti legali” che custodiscano l’edificio in attesa che il proprietario ne decida la sorte. In Olanda gli inquilini, a qualunque titolo risiedano in un immobile, godono di molte tutele. Anche gli occupanti: benchè dal 2010 sia reato occupare uno stabile rimasto vuoto, gli “squatters” devono essere trascinati in tribunale e il proprietario deve mostrare alla corte di avere piani concreti per lo stabile.

E così, negli ultimi 10 anni, le società di “anti-squat” sono spuntate come funghi, trasformando un’attività marginale fino a poco tempo fa, nell’unica possibilità concreta di trovare alloggi immediati e legali a poco prezzo, in un mercato immobiliare -come quello olandese- sempre più strozzato da costi stellari e carenza di offerta.

Il portale Follow The Money ha realizzato un’inchiesta dove analizza la vera natura degli anti-kraak: pubblicizzati come una soluzione “hip” per chi ha un budget limitato, sono in realtà una forma di sfruttamento che ha aggravato la situazione del mercato, introducendo un sistema al limite della legalità, con zero diritti per gli inquilini (ribattezzati “utilizzatori”) che muove un enorme flusso di denaro approfittando della drammatica situazione abitativa delle città olandesi. 

Come scrive il reportage del portale di inchiesta olandese, il fatturato intorno agli anti-kraak è di ben 150milioni di euro, con 50mila residenti senza alcuna tutela legale sulla locazione. Il caso di cui parla FTM riguarda un immobile gestito dalla società Camelot a Rotterdam sulla Coolsingel: dopo un incendio, scaturito probabilmente da negligenze della stessa società di gestione, ai 50 inquilini temporanei dello stabile sono state date 24h per lasciare lo stabile. Nessuna responsabilità per Camelot e nessun obbligo, sostiene la società, perchè gli inquilini -in base alla legge- sono in effetti “utilizzatori” e non inquilini veri e propri. E così dopo due anni e mezzo, i 50 si sono trovati in mezzo alla strada, senza nessun preavviso e senza nessun indennizzo.

Come è  prassi per le società di anti-kraak, che mantengono una rigida policy “no press”, nessun commento è stato rilasciato al portale olandese a proposito della questione eppure la situazione con l’edificio su Coolsingel rende dolorosamente chiaro cosa c’è di sbagliato nell’anti-kraak nei Paesi Bassi: il gruppo di inquilini temporanei non ha un contratto di locazione, ma un contratto di prestito. In effetti, gli inquilini temporanei sono in balia dell’arbitrio e dei capricci dell’agenzia di anti-kraak perchè alternative concrete per chi è a basso reddito non ci sono.

Eppure il sistema, nato negli anni ’90, era iniziato come un “patto” tra custodi e il proprietario: voi tenete gli edifici liberi, impedendo l’occupazione e noi vi offriamo di poter stare gratuitamente. Il sistema, da allora, è cambiato molto: sono ora le agenzie di antikraak a ricevere una quota dai custodi, mentre il proprietario non deve pagare nulla. Eppure non si tratta di una soluzione poi così vantaggiosa: nella residenza indagata dal reportage, senza diritti e senza una durata certa, gli inquilini pagavano circa 330e al mese. Molto, se si considera che alloggi popolari possono costare poco di più ma con le tutele di un immobile pubblico. La legge non disciplina l’anti-kraak perchè il legislatore ha voluto evitare di creare una terza categoria oltre alle case popolari e a quelle nel settore libero ma la popolarità del meccanismo e l’assoluta incertezza che ha creato, renderebbero un intervento legislativo necessario.

Senza contare quanti soldi servano sul conto per poter accedere ad un antikraak: nel reportage di FTM, uno degli inquilini parla di quasi 1000e -tra deposito e diverse spese fisse- necessarie per poter accedere allo spazio. Inoltre, i tempi per riavere il deposito sono molto lunghi (si parla fino ad un anno).

Ma quante sono queste agenzie? Camelot, VPS, Ad Hoc, HOD e GAPP sono le più note e in totale sono circa 30. La situazione dei loro bilanci è oscura e il reportage ha potuto calcolare solo alcune stime basate sui numeri di persone registrate e su una media di importi pagati come affitto. Esisterebbe, in teoria, dal 2018 anche un codice di comportamento per le agenzie di anti-kraak che si estende a 7 agenzie su 10 ma secondo FTM il rispetto effettivo del protocollo (che concede qualche diritto agli utilizzatori) non viene garantito.

I comuni sarebbero entusiasti del servizio “anti occupanti” delle agenzie ma tutto viene ad un costo. Soprattutto per la democrazia: zero privacy, perchè le agenzie hanno diritto di entrare nelle proprietà senza preavviso, niente bambini (a chi nasce un figlio deve lasciare l’immobile). Non è possibile cambiare le serrature, organizzare feste, fumare. La lista di regole interne, poi, è talmente orwelliana da lasciare quasi sbalorditi: nella vicenda dell’antikraak di Rotterdam, ad ogni violazione segue una multa: 25e per spazzatura nel corridoio o per i piatti lasciati sporchi sul lavandino. E poi, guai lamentarsi: divieto assoluto di parlare con la stampa. Già, nulla delle attività interne agli anti-kraak deve uscire dall’anti-kraak.

 






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