In Belgio, con la riapertura dei negozi, di oggi 1 dicembre, l’industria alimentare, nonostante non sia mai stata costretta alla chiusura, dichiara di aver subito gravi perdite. I dirigenti mettono in guardia: temono di perdere milioni di posti di lavoro, riporta RTBF.

Il settore alimentare, ha subito quattro miliardi di perdite in questo 2020, perdendo il 7% del suo fatturato. Questo è un piccolo prezzo da pagare, secondo Jan Vander Stichele, presidente di Fevia, la Federazione dell’industria alimentare belga. “Possiamo dire che va bene perché ci sono aziende che soffrono molto di più, ma lo stesso vale per l’industria alimentare. Alcune aziende stanno soffrendo molto di più e hanno addirittura perdite dal 60 al 75%. La gente non pensa di tornare alla normalità prima della metà di giugno del prossimo anno e, nel caso peggiore, rischiamo di perdere 4.000 posti di lavoro, cioè tra il 5% e il 6% della forza lavoro”.

È un circolo vizioso: metà delle aziende alimentari annunciano che ridurranno, o posticiperanno, gli investimenti che avevano previsto di fare l’anno prossimo. Questi investimenti avrebbero proprio introdotto nuovi posti lavoro. Jan Vander Stichele sottolinea che ci sono aziende alimentari che si concentrano sul settore alberghiero e della ristorazione: “Lì non c’è fatturato. Il settore dei servizi alimentari (mense scolastiche, mense aziendali, catering, ecc.) è lo stesso, e sottovalutiamo le esportazioni, che hanno sofferto soprattutto nella prima ondata e dove abbiamo ancora una perdita di fatturato del 23%. Queste persone soffrono, quindi, molto di più di chi ha tutti i suoi prodotti nei supermercati“. Ed è stato necessario anche attrezzare con le giuste misure di protezione le aziende e i locali, in modo da rispettare le norme sanitarie: tutto questo è costato alle aziende, anche se hanno continuato a lavorare.

La riapertura di questa mattina dei negozi chiusi da un mese è una buona notizia per tutti il settore. “Se domani la gente vorrà acquistare beni, cosiddetti, non essenziali”, dice Jan Vander Stichele, ” passerà davanti a questi negozi e magari farà compere più impulsive. Cosa che prima non faceva, quindi sarà comunque positivo”. Perciò contiamo su una sorta di stimolo reciproco tra i diversi tipi di negozi piuttosto che sulla concorrenza tra di essi.