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Indonesia, tra patrimonio storico e “riqualificazione” urbana

Le tracce del passato coloniale mangiate dalla gentrificazione



di Paolo Rosi

“Non c’è sufficiente apprezzamento della Storia in Indonesia”, racconta a +31mag.nl Johannes Nugroho, giornalista del Jakarta Globe, “anche perché negli ultimi settant’anni l’identità indonesiana è stata creata a tavolino con la disinformazione e la manipolazione dei fatti.”

Parole dure, quelle di Nugroho, dette a proposito dei tanti edifici storici del Paese, abbandonati e demoliti per fare spazio a nuovi progetti di sviluppo urbano: a Jakarta come Surabaya e Semarang.

Monumenti del passato coloniale (l’Indonesia era, a cavallo tra ‘800 e primi ‘900, la più grande colonia d’Olanda) come la fabbrica d’inchiostri e vernici Regnault’s Verf- Inkt- en Blikfabrieken N.V a Surabaya, poi nazionalizzata da Sukarno e rinominata Pabrik Tjat Nasional, oggi enorme parcheggio affiancato da un centro commerciale.

Si tratta di perdite enormi per lo studio della storia sociale ed economica del paese, sostiene Nugroho. “Prigioni coloniali come quella in Jalan Koblen sono state vendute a investitori e poi rase al suolo. E lo stesso è successo all’unica sinagoga ebraica della città, in Jalan Kayoon, abbattuta senza troppe lamentele da parte del sindaco.”

Il problema è prima di tutto politico. “In Indonesia non c’è una legge che obblighi a preservare il patrimonio storico e le autorità locali, spesso, non fanno abbastanza.” Della stessa opinione Komunitas Pegiat Sejarah, organizzazione di cittadini nata nel 2012 che si preoccupa di salvare gli edifici più antichi di Semarang.

Komunitas, secondo lo stesso Nugroho, ha fermato la distruzione dello stabile che ospitò la prima associazione nazionalista indonesiana, Sarekat Islam. Ma non è riuscita a salvare l’ex-sede dell’Unione dei Ferrotranvieri nonché del primo quotidiano cittadino (in olandese) De Locomotief.

Le pressioni del mercato, del resto, sono fortissime. Sempre a Semarang il Comune ha avvallato un piano di “riqualificazione” dell’antico mercato cittadino, costruito dagli olandesi nel 1916, che lascerà il posto a nuove costruzioni. “Chi opera nel settore sono principalmente gruppi locali e costruiscono palazzine, hotel, resorts e tanti supermercati”, racconta Nugroho, “come Pakuwon Group che è il più importante di Surabaya”.

Un colosso dell’immobiliare, Pakuwon, nato negli anni Ottanta e molto attivo nelle opere di “rinnovamento urbano”: solo nel 2015 un supermercato da 86 000 mq, 791 camere d’hotel e 101 000 mq di appartamenti.

La società, tuttavia, memoria storica e legami con l’ex-madrepatria pare non averli persi: ad Amsterdam Zuida-Oost, ha infatti sede Pakuwon Jati Finance, B.V., sussidiaria del gruppo specializzata in servizi finanziari.



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