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CULTURE

Indonesia, l’eredità di schiavitù e razzismo durante il colonialismo olandese

CoverPic: public domain

Nei Paesi Bassi, durante le recenti proteste contro il razzismo, i manifestanti hanno chiesto la rimozione da una piazza di Horn della statua di Jan Pieterszoon Coen, il governatore generale delle Indie Orientali (oggi Indonesia). Ma Coen non è l’unico personaggio storico controverso della storia del colonialismo olandese. Ne parla un lungo articolo di The Conversation.

Circa 150 anni fa, soprattutto nelle piantagioni nel Nord di Sumatra, il governo coloniale era solito commerciare esseri umani per avere manodopera a basso costo. Nell’area di Medan, famosa per il tabacco di Deli, il razzismo e la schiavitù erano pilastri portanti dell’economia creata dai coloni.

Sebbene alcuni romanzi e scritti accademici abbiano descritto il lavoro in quest’area, la storia della schiavitù è ancora un tema poco discusso.

Medan aveva ben due monumenti che celebravano i mercanti di schiavi: la fontana dedicata a Jacob Nienhuys, definito “pioniere” delle piantagioni, e la statua di Jacob Theodoor Cremer, “fondatore delle piantagioni di tabacco e della ferrovia di Deli, un guerriero instancabile che lavorò per il bene di questo Paese”, come era scritto sulla targa. Oggi i due monumenti non esistono più, ma l’eredità di quel periodo è ancora presente nella regione.

I coolie cinesi

Jacob Nienhuys, commerciante di tabacco olandese, arrivò a Sumatra nel 1863, nel piccolo villaggio di Labuhan Deli. Il governo coloniale olandese aveva appena abolito la politica del cultuurstelsel, un sistema di coltivazione che imponeva agli agricoltori indonesiani di riservare una quota di terre alle colture da esportare (come tè e caffè). Il sistema era diventato quindi più liberale e aperto alle aziende private.

Nienhuys ottenne dei terreni dal sultano di Deli per la coltivazione del tabacco, ma c’era un problema: la mancanza di manodopera. I malesi e i batak (popolazione di Sumatra) non volevano lavorare come braccianti nelle piantagioni. La soluzione, per Nienhuys, fu di “importare” 120 coolie cinesi da Penang (Malaysia).

Coolie è un termine con cui gli europei indicavano il lavoratore indigeno che svolgesse un servizio per compenso. Il tabacco prodotto era molto gradito e richiesto in Europa, le piantagioni si ingrandirono e arrivarono grossi investimenti dai Paesi Bassi. Grazie alla manodopera a basso costo, la produzione di tabacco divenne molto redditizia. Ogni anno, migliaia di cinesi venivano trasportati da Penang e Singapore a Sumatra. I lavoratori provenivano anche da Java, Banjar e dall’India.

Stereotipi: “i cinesi sono audaci e i giavanesi sono pigri e impulsivi”

I coltivatori olandesi trattavano i coolie come schiavi.  Nienhuys scrisse che “i cinesi sono audaci e i giavanesi sono pigri e impulsivi” e che ” i batak sono una razza stupida, nel complesso”.

Intorno al 1867 Nienhuys fu accusato di aver fustigato a morte sette coolie cinesi. Il caso non fu mai provato né smentito, ma il sultano ordinò a Nienhuys di lasciare il territorio di Deli e, nel 1869, Cremer lo sostituì come amministratore della società. Cremer progettò un regolamento, approvato dal governo coloniale, che permetteva alle aziende di assumere i lavoratori (provenienti da Cina e Java) per tre anni con un contratto che li costringeva a ripagare il loro “debito” per i costi di trasporto verso Deli. Questo includeva una sanzione penale, nel caso essi non avessero rispettato le condizioni. Le società potevano punire i contadini considerati disobbedienti, pigri o che tentavano di scappare.

Monopolio e brutalità

Nel 1879 nacque l’associazione dei produttori di tabacco di Deli (Deli Planters Vereniging) con l’obiettivo di monopolizzare le piantagioni di tabacco a Deli. Cremer fece pressione sul governo olandese per importare manodopera direttamente dalla Cina continentale. Venivano schiavizzate persone, sia per la produzione di caffè che per quella di gomma, provenienti dalla Cina e da Java. Dal 1888 al 1930, furono più di 200.000 i cinesi spediti a Deli.

Nel 1902, Van der Brand, un avvocato olandese residente a Medan, rivelò le brutalità che si verificavano nel settore in un opuscolo intitolato De Millionen uit Deli (I milioni di Deli). La forza rivelatrice del testo è simile a quella di Max Havelaar di Multatuli.  Il governo coloniale si sentì in dovere di indagare sul caso e inviò un ispettore. Il rapporto dell’ispezione, del 1904, descriveva i terribili trattamenti riservati ai lavoratori, ma fu archiviato. Solo nel 1987 fu riscoperto da Jan Breman, un ricercatore dell’Università di Amsterdam.

Tan Malaka, attivista indonesiano, negli anni Venti del secolo scorso fu insegnante in una piantagione di Deli. Descrisse così il luogo: “Deli, una terra d’oro, un paradiso per il capitalista, ma una terra di sudore, lacrime e morte, un inferno per i lavoratori.” Le condizioni di vita erano tragiche per uomini, donne e bambini. Secondo gli studi di Breman, un quarto dei coolie moriva prima della fine del contratto.

Conseguenze su esseri umani e ambiente

Oltre alle violenze sugli esseri umani, le compagnie europee fecero enormi danni all’ambiente. Per sviluppare le piantagioni nel nord di Sumatra, infatti, disboscarono un’enorme area di foreste.

L’eredità delle piantagioni olandesi è ancora presente. I produttori del nord di Sumatra applicano ancora un sistema di amministrazione simile a quello coloniale: con un amministratore, un assistente, gli impiegati, i capisquadra e gli operai. Una grande quantità di giavanesi lavora nel settore. I vincoli del contratto non esistono più, ma il salario è ancora molto basso.

Due figure da rivalutare

Nienhuys e Cremer sono descritti dalle fonti su internet (il sito web dei Monumenti coloniali olandesi, Wikipedia, il sito delle case sui canali di Amsterdam) come fondatori di un’azienda di tabacco e magnati del settore. Le biografie online, purtroppo, non approfondiscono i lati oscuri di questi personaggi e il sistema di schiavitù da essi promosso.