The Netherlands, an outsider's view.

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WERK

Indagine discriminazioni nel mercato del lavoro: cestinate 7 domande su 10 di candidati con nomi non olandesi

Su cv inviati a 130 aziende, quelli con nome olandese venivano sempre aperti

‘Anil Yirak’, ‘Azzedine Boutahire’ e ‘Kwabena N’Golo’ sono nomi di fantasi che CVster, un portale ideato per disegnare curriculum, ha creato per un esperimento sociale: dimostrare che il mercato del lavoro discrimina non solo nelle fasi della selezione ma addirittura dai primi passi della ricerca di impiego.

I cv di Candidati con nomi non olandesi vengono aperti molto più di rado, dice il portale, basando le sue affermazioni sul numero di notifiche ricevute di apertura della mail.

Che ci sia discriminazione sul mercato del lavoro è noto. Ma questa ricerca dimostra che questa discriminazione inizia in una fase molto precoce. Perché se hai un nome  non olandese, allora hai il 9% di possibilità in meno che la tua posta verrà aperta rispetto a qualcuno con nome olandese.

Le mail con allegati sono stati aperte il ​​13 per cento in meno e i candidati con nomi non olandesi hanno ricevuto il 16 percento in meno di inviti per un colloquio di lavoro o un’intervista telefonica.

Eppure le richieste inviate a 130 società erano tutte uguali e il candidato olandese “Arthur Landschot”, anche questo un nome di fantasia, ha avuto sempre la mail con cv visionata e ricevuto più inviti per colloqui.

Le e-mail alle aziende sono state inviate in quattro diversi settori: istruzione, sanità, vendita e lavoro temporaneo.

Le differenze tra i settori sono state significative: male nel lavoro temporaneo; la posta del non olandese è stata aperta solo il 71% dei casi, rispetto al 100% degli olandesi.

Diversamente  nell’istruzione, i nomi non-olandesi hanno ricevuto il 5 percento più attenzione rispetto al nome olandese. I ricercatori non hanno una spiegazione per questo. I CV sono stati aperti  lo stesso numero di volte e anche i candidati hanno ricevuto un invito altrettanto spesso. 

Ci sono, quindi, differenze sostanziali tra i settori produttivi ha spiegato l’autore della ricerca. E l’invio di CV anonimi non cambierebbe la sostanza: se da un lato potrebbe consentire a tutti di ottenere, almeno, un colloquio basato sulla competenza, la discriminazione potrebbe invece avere luogo durante la selezione vera e propria.

Inoltre, aggiungono gli autori della ricerca, oggi il mercato del lavoro tira e discriminazioni non sono più “giustificabili” con l’assenza di posizioni disponibili.