The Netherlands, an outsider's view.

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CINEMA

Incubi e sogni di redenzione africana all’AstaroTheatro di Amsterdam



L’AstaroTheatro di Amsterdam domani sera ospita Redemption Song, il documentario di Cristina Mantis finalista del Premio Solinas e vincitore del premio Rai Cinema che racconta il sogno di redenzione che Cissoko invoca per la sua terra.

Giunto in Italia, Cissoko, rifugiato di guerra, si rende conto del numero sorprendente di morti che continuano ad affogare durante il proprio tentativo di traversata del Mediterraneo seguendo sempre la stessa rotta migratoria. Allo stesso tempo, egli osserva l’estrema precarietà e sottomissione, nelle varie forme che i suoi fratelli immigrati vivono spesso in Europa, dove le loro condizioni di vita sono nettamente diverse da quelle che sognavano un tempo.

Cissoko, quindi, decide di fare qualcosa per convincere i suoi giovani fratelli a non emigrare in cerca di falsi sogni, ma ad agire solo con mente libera, consapevoli dei rischi e delle reali difficoltà che li attendono.

Con una piccola videocamera, inizia a filmare ciò che ai suoi occhi è più allarmante. Al suo ritorno in Africa, proietta le immagini nelle scuole e nei villaggi, sperando di contribuire al risveglio della sua gente per mettere in guardia i suoi connazionali dai terribili rischi di questa migrazione. Tuttavia, il viaggio di ritorno del rifugiato si trasforma presto in una riflessione personale e un’esperienza collettiva condivisa con il suo popolo.

Il protagonista invita la propria gente non solo a liberarsi dalla “schiavitù mentale” del sogno ossessivo di raggiungere l’Occidente ad ogni costo, ma anche a riconsiderare il valore di vivere in patria, lavorando insieme per la sua crescita e lottando incessantemente per i propri diritti e per la cessazione dei conflitti interni.

Nel desiderare un’inversione di tendenza rispetto all’emorragia umana che dissangua l’Africa, il protagonista evoca la figura di Thomas Sankara, il rivoluzionario burkinabé e primo presidente del Burkina Faso, il Che Guevara d’Africa che si è impegnato ad eliminare la povertà attraverso il taglio degli sprechi statali e la soppressione dei privilegi delle classi agiate.

Le parole di Sankara “ossessionate” dall’emancipazione dell’Africa dal suo passato coloniale, suonano ancora oggi incredibilmente vere; e, infatti, spesso figurano come l’unica soluzione per dare forza a una terra sempre frammentata dalla miseria e dalle guerre, la cui disperazione continua a spingere le proprie genti a intraprendere un viaggio incerto e spesso mortale.

Tuttavia, nonostante le oggettive difficoltà dell’attuale situazione africana, il protagonista non si arrende. Convinto della necessità di una vera unità, Cissoko parte dall’Ile de Goree del Senegal – storico punto di partenza della tratta degli schiavi – per volare verso i quilombos brasiliani dove renderà omaggio ai fieri discendenti degli schiavi che ancora lottano per mantenere vive le loro origini africane.

Il documentario è anche un grande affresco dal duplice volto: da Conakry, capitale della Guinea e grande favela dove si ci adopera per la sopravvivenza fin da piccoli, ai cercatori d’oro nelle miniere di Siguiri, imbrattati di terra rossa ma con una luce negli occhi che richiama il sogno di un riscatto collettivo.

“Emancipate yourselves from mental slavery; None but ourselves can free our mind” cantava il profeta del reggae nell’inno al riscatto che fa da titolo al documentario. E la schiavitù mentale non passa per Cissoko attraverso un’illusoria evasione, bensì in una lotta indefessa per l’emancipazione.






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