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Inchiesta: oltre la metà delle agenzie interinali discrimina le minoranze. Si ad escludere turchi, marocchini o surinamesi

I ricercatori del programma televisivo Radar, trasmesso dal canale NPO hanno rilevato come il fenomeno della discriminazione e della profilazione etnica sia diffuso ed istituzionalizzato.

In un episodio andato in onda la scorsa settimana, i giornalisti del programma -fingendosi recruiters di un call centre alla ricerca di centralinisti- chiedevano ad agenzie di collocamento la possibilità di escludere alcune comunità dalle proposte.

La risposta delle agenzie? Oltre la metà, pur sottolineando la natura fuori dalla legge della richiesta, ha sostanzialmente acconsentito. “Abbiamo avuto esperienze non favorevoli con staff marocchino. Sarebbe possibile non ricevere proposte con candidati con questo background” ha chiesto la giornalista sotto copertura, offrendo in altre telefonate la variante no turchi e no surinamesi. E le risposte, in barba alle leggi antidiscriminazione, sono state in gran parte: “Non si può mettere per scritto ma probabilmente potremo esaudire le richieste”.

Solo un terzo delle agenzie ha detto no a discriminare mentre il 14% ha dichiarato che spetta alla società cliente assumere. Iris Andriessen del think-tank socio-culturale del governo SCP ha detto al programma che le cifre sono inquietanti ma mostrano una tendenza positiva: in una ricerca simile che risale al 2011, solo il 15% delle agenzie di personale rifiutò la richiesta.

Un rapporto SCP del 2012 ha mostrato che i giovani provenienti da una minoranza etnica con lo stesso curriculum, accento e abbigliamento dei loro coetanei bianchi hanno meno probabilità di trovare un lavoro attraverso un’agenzia di collocamento. Una volta invitato per un’intervista, al nativo olandese è stato offerto il lavoro nel 44% delle occasioni mentre a quelli con un background di minoranza etnica il lavoro è stato offerto solo nel 23% dei casi.

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