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In vetrina niente sesso, solo vinili

Ma il record store "sociale" di Amsterdam si trova nel cuore del Red Light

di Francesca Spanò

Video making Martina Bertola

“C’è un’enorme scritta sopra il cancello, NO SEX, dice. Ma probabilmente neanche la vedi. ‘Cioè è il Red Light District’ pensano alcuni, dovresti poter vedere ragazze ovunque”, dice Alex.

Quando ti trovi davanti al numero 26 di Oude Kerkstraat sei nel cuore del Red Light, anche se oltrepassata la soglia ti dimentichi di esserlo. Uno strettissimo corridoio con pareti azzurre corre fino al Red Light Complex, che di luci rosse ormai ha soltanto i fari dei locali che ospitano la Red Light Radio. Sullo stesso cortile, tra una bottiglia di vino rosso abbandonata su un tavolo e una poltrona vintage verde modello “tudor”, si affacciano le porte di due negozi di vinili. Una volta era via vai di signore della notte (e da queste parti anche del giorno) di clienti e di tanti altri protagonisti del micro-cosmo che ruota intorno al mercato legale del sesso, oggi è sempre via vai di clienti ma a caccia di “prime stampe”, oscuri beats e artisti latino americani.

Le porte del RedLight Records e del Vintage Voudou Records sono l’una a fianco all’altra in perfezione quasi simmetrica; al primo piano, accanto a uno studio di fotografia e ad uno di design, si intravede la cucina che le lavoratrici del sesso utilizzano tra un turno di lavoro e l’altro.

L’idea di aprire i locali è arrivata circa tre anni fa in concomitanza  con il lancio del Progetto 1012, un controverso piano di riqualificazione del quartiere a luci rosse con il proposito di bonificare l’area più trasgressiva della capitale. Vetrine a luci rosse, coffeeshop e locali per adulti stanno lasciando spazio, tra sostenitori e detrattori, ad attività commerciali, hotel e negozi (anche di lusso).

Niente sesso allora, solo vinili.

“Abbiamo una filosofia particolare, non si tratta solo di vendere dischi. I clienti diventano anche amici. Puoi venire qui, scambiare due chiacchiere, bere una birra con noi. Hai visto, qui c’è un frigo dove teniamo sempre da bere. È un ritrovo sociale, che, in fondo, credo sia la vera essenza di un negozio di dischi”, racconta James proprietario di Red Light Records  “Che rapporto abbiamo con i nostri vicini? Li odio. Non li sopporto.” Pausa, risata “Non è vero, ovviamente. Non potrebbe essere migliore. È perfetto che due record store stiano l’uno accanto all’altro. Se fosse per me farei una strada di soli negozi di dischi”, risponde Alex fondatore di Vintage Vodoo.

Così, se al RedLight trovi di tutto, dal funk, al rock, al disco, al soul, all’house, al Vintage Voudou scopri invece, accanto ad una selezione di musica africana, tutto quello che c’è da ascoltare sulla musica sudamericana degli anni ’60 e ’70. Matteo, italiano, collabora al con Alex ed è un esperto di musica reggae “Prima di lavorare qui avevo iniziato a importare e vendere 7” reggae. L’incontro con il Vintage Voudou è venuto quasi naturale”, ci racconta.

E mentre discutiamo della sezione di musica surinamese – di eccellente qualità in quegli anni – Tako di RedLight entra a sbirciare qualche vinile. “Io compro i dischi da loro”, ammette.

 


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