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Due condannati per crimini di guerra sperano di essere eletti parlamentari alle elezioni del prossimo mese in Serbia, mentre altri, ricercati dal tribunale delle Nazioni Unite o accusate di violazioni in tempo di guerra, si stanno presentando in parlamento. “Sono intenzionato a cooperare con chiunque voglia proteggere i serbi perseguitati” commenta l’aspirante deputato Dragan Vasiljkovic ha detto alla Serbia Pink TV il 17 maggio. 

Vasiljkovic, famoso come Capitano Dragan, è un criminale di guerra tornato in Serbia solo il 28 marzo di quest’anno dopo aver scontato una pena detentiva in Croazia per crimini commessi nel 1991. In vista delle elezioni del 21 giugno Vasiljkovic non ha ancora un programma politico formale, ma ha affermato che, se eletto, verrebbe a difesa dei “serbi perseguitati” in Croazia, Kosovo e Montenegro. 

Ha anche affermato di voler favorire la liberazione anticipata dal carcere di Milorad ‘Legija’ Ulemek e Zvezdan Jovanovic, che stanno scontando le loro pene per l’assassinio del primo ministro serbo Zoran Djindjic nel 2003. Per Vasiljkovic sarebbero “eroi nazionali” che hanno combattuto per conto dei serbi.

Un altro criminale di guerra che ha annunciato la sua candidatura è il leader ultranazionalista del Partito radicale serbo Vojislav Seselj, che è stato condannato dal Tribunali per l’x Jugoslavia per aver commesso crimini di guerra contro i croati nel 1992. Nonostante la fedina penale che gli avrebbe dovuto impedire di partecipare alle corsa per le elezioni, si è ricandidata di nuovo. Secondo la legge serba, se un deputato viene condannato a una pena detentiva superiore a sei mesi, il suo mandato deve decadere. Ma l’Assemblea serba non ha mai applicato questa legge a Seselj

Jovana Kolaric, ricercatrice presso il Centro di diritto umanitario, una ONG con sede a Belgrado che si occupa di crimini di guerra nell’ex Jugoslavia ha spiegato a Balkan insight  che esiste una contraddizione tra la retorica del governo serbo riguardo il cambiamento futuro e la sua pratica di glorificare le persone che hanno commesso crimini di guerra in passato.

“Guardando al futuro , la Serbia promuove pubblicazioni di persone condannate citando come esempio le loro esperienze diguerra e rende loro omaggio in vari modi “, ha affermato Kolaric. L’anno scorso, il Ministero della Difesa serbo ha organizzato un evento per promuovere un libro che nega la responsabilità delle forze serbo bosniache del massacro di 71 persone a Tuzla in Bosnia nel 1995. Un nel quale  dell’ex generale dell’esercito jugoslavo Nebojsa Pavkovic, che sta scontando una pena detentiva per crimini di guerra in Kosovo.
Altri due candidati del Partito radicale serbo sono ricercati dal tribunale delle Nazioni Unite a L’Aia. I deputati del Partito radicale serbo Vjerica Radeta e Petar Jojic sono stati accusati dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, ICTY per aver minacciato, ricattato e corrotto i testimoni che avrebbero dovuto raccontare ciò che sapevano sui loro crimini.

Il tribunale ha inizialmente spiccato un mandato che ordinava il loro arresto nel gennaio 2015, ma un anno dopo, la Corte superma di Belgrado ha stabilito che non c’erano motivi legali per estradarli all’Aia. Da allora il tribunale ha respinto la richiesta della Serbia di processare i due politici ultranazionalisti a Belgrado.

Ma in ex Jugoslavia i sentimenti di estrema destra che rievocano i massacri della guerra non si notano solo in politica. Più di dieci strade, piazze, parchi ed edifici pubblici in Bosnia ed Erzegovina sono stati dedicati a detenuti e imputati per mandanti di massacri come Radovan Karadzic e Ratko Mladic, secondo le ricerche di BIRN.

Nel villaggio di Bozanovici c’è una via dedicato a Mladic, ex capo militare serbo bosniaco, che fa appello contro la sua condanna di primo grado per genocidio e altri crimini in tempo di guerra. Un vero e proprio fenomeno che il magazine, dedicato ai balcani,  BIRN ha analizzato incrociando i dati di tutti gli individui accusati di crimini di guerra presso il tribunale delle Nazioni Unite all’Aia e un elenco di tutte le strade  della Bosnia ed Erzegovina su Google Maps.

La Commissione europea ha anche osservato che alti funzionari serbi hanno ripetutamente contestato le sentenze del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e nel rapporto si afferma che il paese deve ancora fare di più per “superare le eredità del passato”.  l’elezione e l’intitolazione di piazze e strade a criminali di guerra non aiuta il popolo a superare lo shock del conflitto.