Per l’uso di pesticidi potenzialmente dannosi per le aree naturali protette è necessaria una specifica autorizzazione. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato olandese lo scorso anno. A quasi dodici mesi da quella sentenza, però, nella pratica è cambiato ben poco, dice NU.
NU.nl ha chiesto a tutte le province se siano già state rilasciate autorizzazioni ambientali per l’uso di pesticidi che possono finire nella natura. Nove province hanno risposto: in nessuna di esse è stata concessa una licenza.
Di conseguenza, è molto probabile che anche quest’anno coltivatori di bulbi nello Zuid Holland, produttori di gigli in Drenthe e agricoltori in Limburgo continuino a usare gli stessi pesticidi dell’anno scorso. Le province affermano inoltre di aver ricevuto poche o nessuna richiesta di intervento o di controllo.
Effetti ancora poco chiari sulla natura
Gli effetti precisi di questi pesticidi sugli ecosistemi non sono ancora del tutto noti. Proprio per questo, secondo il Consiglio di Stato, è necessario svolgere ulteriori studi. Finché tali ricerche non saranno completate, l’uso dei pesticidi richiede una specifica autorizzazione ambientale.
La maggior parte delle province afferma di non aver ricevuto alcuna domanda di permesso e soprattutto non hanno in programma di introdurne,
Una causa nata nel 2018
La vicenda giudiziaria ha origine nel 2018, quando l’organizzazione ambientalista Milieudefensie chiese alla provincia di Drenthe di intervenire contro un coltivatore di gigli a Vledder. Secondo l’associazione, i pesticidi utilizzati erano dannosi per la vicina area naturale protetta di Holtingerveld.
La provincia aveva rifiutato di intervenire, ma i tribunali hanno dato ragione a Milieudefensie, fino alla sentenza definitiva del Consiglio di Stato nel 2025. Se i pesticidi possono raggiungere la natura, è obbligatorio uno studio sugli effetti e, in assenza di esso, un permesso ambientale.
Province divise tra tutela ambientale e agricoltura
Molte province ammettono di trovarsi in difficoltà. Da un lato vogliono proteggere la natura, dall’altro temono di danneggiare gli agricoltori imponendo limiti più severi. La sentenza ha creato “questioni estremamente complesse”, ha dichiarato un portavoce della provincia del Limburgo.
Con l’avvicinarsi della primavera e dell’inizio della nuova stagione agricola, però, la situazione appare immutata. Si discute molto, ma cambiamenti concreti sembrano ancora lontani.
“Scandaloso”
Frans Rooijers, presidente del collettivo civico Meten=Weten, definisce la lentezza del processo “scandalosa”. L’organizzazione svolge ricerche scientifiche sui pesticidi e i loro effetti.
Secondo uno studio di Meten=Weten, nell’aria delle Marker Wadden sono state rilevate ben 37 diverse sostanze pesticidi, nonostante l’area naturale si trovi a oltre 7 chilometri dalla terraferma.
Un “moratorium” di fatto
Rooijers parla di una sorta di moratoria: una sospensione di fatto dell’applicazione della sentenza del Consiglio di Stato. L’Interprovinciaal Overleg (IPO) sta cercando di definire una linea comune tra le province per evitare approcci frammentati.
Molte province sostengono che la richiesta di autorizzazione spetti ai singoli coltivatori. Finché queste domande non vengono presentate e le autorità non intervengono, nella pratica non cambia nulla.







