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In Olanda, il premier dimissionario Schoof fa il bilancio di un anno turbolento

Il primo ministro olandese dimissionario Dick Schoof ha tracciato un bilancio
di quello che lui stesso definisce un anno politico “eccezionale e tempestoso”.
In un’intervista a NU.nl, realizzata durante una visita alle truppe
olandesi in Romania, Schoof ha raccontato le difficoltà di guidare un governo
fragile, segnato da forti tensioni interne e da due crisi di governo nel giro
di pochi mesi.

Il governo guidato da Schoof, sostenuto da una coalizione eterogenea che includeva
PVV, VVD, NSC e BBB, è caduto due volte. Secondo il premier, fin dall’inizio
mancava una reale coesione politica: “In questa coalizione non c’è mai stata
vera sintonia”, ha detto, indicando in particolare il ruolo di Geert Wilders,
leader dell’estrema destra, accusato di aver puntato più alla rottura che a una
soluzione condivisa, soprattutto sul tema dell’asilo.

Schoof ha riconosciuto che il suo profilo di premier indipendente, senza un partito
alle spalle, si è rivelato un limite più che un vantaggio: a differenza dei primi
ministri tradizionali, non disponeva del potere politico necessario per esercitare
una reale influenza sui leader dei partiti di maggioranza.

Tra i momenti più controversi del suo mandato ci sono state le dichiarazioni
sull’integrazione dopo gli scontri avvenuti ad Amsterdam con tifosi del Maccabi.
Schoof ha difeso le parole pronunciate all’epoca, pur riconoscendo che col senno
di poi alcuni toni sono stati eccessivamente duri e che nei mesi successivi ha
cercato di ricostruire il dialogo con diverse comunità della società olandese.

Il premier ha ammesso di aver perso le staffe seriamente una sola volta, dopo
l’uscita della PVV dal governo, quando i partiti rimasti non riuscivano a trovare
un accordo sulla redistribuzione delle deleghe, in particolare sul dossier asilo.
“Me ne sono andato furioso”, ha raccontato, descrivendo quel momento come uno dei
più difficili dell’intero mandato.

 

 

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