Circa 12.000 inquilini che vivono in un’abitazione in affitto di una cooperativa edilizia
sono proprietari di una o più abitazioni di proprietà in Olanda: secondo il Centraal Planbureau (CPB), questo è in contrasto con l’obiettivo delle cooperative
di rendere disponibili le abitazioni a chi non riesce ad accedere autonomamente al mercato immobiliare.
Dei circa 12.000 cosiddetti “inquilini-proprietari”, in circa 2.000 casi la proprietà
immobiliare sembra derivare da circostanze su cui l’inquilino ha avuto poca influenza, come una
separazione in cui il partner continua a vivere nella casa di proprietà, restando entrambi
formalmente proprietari dell’immobile.
Può accadere anche che un genitore muoia e che un inquilino, per effetto di un’eredità,
diventi comproprietario di un’abitazione.
10.680 inquilini di un alloggio gestito da una cooperativa sono proprietari o comproprietari
di una sola abitazione di proprietà. 1.193 inquilini sono proprietari di più abitazioni.
Il CPB ha inoltre contato 33 inquilini di alloggi delle cooperative che possiedono più di
dieci abitazioni di proprietà.
Liste d’attesa
I 12.000 inquilini rappresentano circa lo 0,5% di tutti gli inquilini delle cooperative e nei Paesi Bassi ci sono circa 4,2 milioni di abitazioni di proprietà e
3,1 milioni di abitazioni in affitto. Di queste, 2,7 milioni sono di proprietà
delle cooperative edilizie.
Il CPB definisce il fenomeno non molto diffuso, «ma comunque rilevante a causa delle lunghe
liste d’attesa per le abitazioni sociali e della chiara tensione con la missione delle cooperative».
Verifica del patrimonio
Aedes, l’organizzazione ombrello delle cooperative edilizie olandesi, afferma di avere
pochi strumenti per allontanare questo tipo di inquilini: «Oggi una cooperativa può controllare solo il reddito e non il patrimonio,
come ad esempio azioni o immobili».
Secondo Spies, sarebbe utile applicare, oltre alla verifica del reddito, anche una verifica
del patrimonio e avviare un dialogo con gli inquilini interessati.







