Negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso una grande carenza di manodopera attanagliava i Paesi Bassi. Dopo aver attirato per la prima volta gastarbeiders da paesi come l’Italia, la Spagna, la Grecia e la Turchia, alla fine degli anni ’60 iniziò l’ afflusso di manodopera marocchina.

Se i colleghi italiani venivano offensivamente bollati come spaghetti vreters (divoratori di spaghetti), i lavoratori marocchini nei Paesi Bassi vengono battezzati con l’appellativo di gelukzoekers (cercatori di fortuna). Meno insultante, ma solo apparentemente.

L’accordo bilaterale del 1973 tra Paesi Bassi e Marocco cercava di reclutare manodopera marocchina a basso costo. Stando alle stime ufficiali, solo 4000 lavoratori marocchini sono arrivati attraverso questo canale ufficiale.

In realtà, l’ondata migratoria che portò la maggior parte dei gastarbeiders dal Marocco fu spontanea. Rispetto a Francia e Belgio, le condizioni di lavoro olandesi erano leggermente migliori: sempre a causa della continua richiesta di manodopera non specializzata, i marocchini avevano una forza contrattuale migliore oppure poterono dimettersi dopo poco e “tentare la sorte” altrove. Inoltre, ai marocchini già residenti nei Paesi Bassi, si unirono quelli che venivano dai paesi europei limitrofi, come ad esempio i minatori originari della zona del Rif provenienti dal Belgio.

Nonostante le richieste dei datori di lavoro olandesi, il Ministero della Giustizia cercò di contingentare il numero di ingressi fin dall’inizio: il tentativo non riuscì almeno fino alla crisi petrolifera degli anni ’70 quando la frenata economica decise di chi c’era ancora bisogno.

Certo è che la prima generazione di gastarbeiders ha dato un importante contributo alla costruzione dell’economia olandese. Negli anni ’60, ad esempio, hanno iniziato a lavorare qui presso lo stabilimento Philips, Ford, Melkunie, Thomassen & Drijver e l’industria navale di Rotterdam. Senza di loro, l’economia olandese non sarebbe mai stata così forte come lo è oggi.

In realtà, la disoccupazione dei lavoratori immigrati non è aumentata drasticamente dopo la crisi petrolifera. Il punto di svolta è stato intorno al 1980. L’effetto più importante della crisi è stato che molti lavoratori stranieri si sono resi conto per la prima volta che non c’era un grande futuro per loro nel loro paese d’origine. Per questo motivo non volevano rinunciare ai diritti sociali che avevano costruito nei Paesi Bassi. Al contrario, iniziarono  a portare le loro famiglie nei Paesi Bassi. L’immigrazione dei marocchini è quindi notevolmente aumentata dopo il 1973, quando la migrazione familiare ha cominciato a prendere il posto a quella per motivi di lavoro.

Nel 2010, più di 167.000 cittadini olandesi di origine marocchina e quasi 182.000 di seconda generazione vivevano nei Paesi Bassi. In totale, il gruppo di cittadini olandesi marocchini è composto da circa 350.000 persone. Nel 2018 quel numero è salito a 396.000 persone.

La grande diversità culturale dei Paesi Bassi di oggi ha radici storiche. Negli anni’70 nessuno nei Paesi Bassi credeva che una volta che gli immigrati si fossero stabiliti, sarebbero tornati indietro. L’identità e la cultura urbana di Amsterdam, Rotterdam, L’Aia e Utrecht sono strettamente legate alla storia del lavoro. Ciò si riflette nel modo in cui le persone vivono, nella loro vita familiare, nell’uso della lingua e nella diversità socio-culturale. Nel contesto di 50 anni di migrazione nei Paesi Bassi, l’Atlas Cultureel Centrum di Rotterdam si occupa di storia sociale a partire da una prospettiva nazionale: con l’aiuto di musica, teatro, serate culinarie e letterarie, programmi didattici, conferenze e incontri di dialogo, i visitatori possono immergersi nella storia, nella cultura e negli abitanti di ogni paese.

Secondo Sahin Yildirim, organizzatore del centro, la prima generazione ha contribuito “enormemente” ai Paesi Bassi, sia finanziariamente che culturalmente. “Ora però stiamo parlando di una quarta generazione nei Paesi Bassi. Si tratta di persone che sono nate e cresciute qui, persone che si offrono volontariamente o sono membri di un partito politico. Essi partecipano pienamente alla società e sono rappresentati in ogni settore. Ma per la prima generazione non c’è più attenzione, anche se sono stati i pionieri. La maggior parte di questi ‘lavoratori ospiti’ oggi sono pensionati e/o hanno problemi di salute. Con questo progetto vogliamo rileggere le storie dei pionieri e trasmetterle alle nuove generazioni”.

Avete materiale d’archivio in casa?
In collaborazione con l’archivio comunale di Rotterdam, l’archivio comunale di Amsterdam, l’archivio comunale dell’Aia e l’archivio di Utrecht, Atlas Cultureel Centrum intende preparare una collezione di materiale d’archivio e fotografico della prima generazione di lavoratori migranti. Per poterlo fare, il centro è alla continua ricerca di foto e documenti che testimonino la vita dei lavoratori degli anni ’70.