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In cerca di un nuovo luogo: India e Olanda celebrano l’antropologa Saskia Kersenboom

Il continuo viaggio dall'Europa all’India e dalle discipline accademiche al palcoscenico, ha portato Kersenboom a sviluppare una nuova concezione di “luogo”



Saskia Kersenboom, professoressa associata di Antropologia linguistica e Studi teatrali all’Università di Amsterdam, racconta la sua esperienza come studiosa di Indologia in Olanda e il suo progetto con la Fondazione Pamparai.

Nell’Olanda degli anni ’70 l’Indologia era una disciplina filologica, basata esclusivamente sull’interpretazione e lo studio di testi. Di questa non si studiavano né le teorie socio-culturali, né quelle di politica contemporanea.

La distanza tra Utrecht e Tiruvarur sembrava immensa, incolmabile.

Kersenboon scelse quindi di colmare le distanze andando a studiare, grazie ad una borsa di studio, direttamente sul posto, più precisamente nel Tamil Nadu. In quell’occasione è entrata in contatto con i più diversi aspetti della disciplina, a quel tempo ignorati dall’ambiente accademico olandese: il balletto classico, il canto, la lingua e la letteratura. Immersa in questo mondo, Kerseboon ha interiorizzato un concetto che le è da guida tuttora: il Conta ur. Il Conta ur, secondo la filosofia di Tamil, è un posto interiore, quello in cui risiede la propria vera essenza.

Utrecht e Tiruvarur: un nuovo Conta Ur

Da quel momento per la docente olandese la nativa Utrecht e l’amato Tiruvarur, la città indiana in cui alloggiava, si dissolsero in un suo nuovo Conta Ur. In forza di questa sua nuova duplice natura, Kersenboom insegnò la complessa arte indiana del Bharatanatyam presso le accademie di danza e teatro olandesi.

Il 18 maggio 1984, Kersenboom ha discusso la sua tesi intitolata “Semiotica della tradizione delle devadasi nell’India meridionale” all’Università di Utrecht. Sfortunatamente, alcuni anni dopo il suo dottorato, l’Istituto di Lingue e culture orientali di Utrecht è stato chiuso a causa di tagli economici.

Il suo percorso personale l’ha poi portata verso la prayoga, un’insieme di pratiche culturali multi-mediali e interattive che sfidano i sistemi di conoscenza fissati all’interno dei sistemi accademici occidentali. Prayoga, sempre secondo Kersenboom, è una disciplina che resiste alla mera riduzione dell’arte in parola stampata, critica accademica.

I forti tagli economici a livello nazionale della seconda metà degli anni ’80 hanno provocato una seria “fuga di cervelli” di giovani accademici olandesi che si trovarono costretti a lasciare i Paesi Bassi. In quel periodo, l’intuizione che la linguistica, la letteratura, i rituali e le arti dello spettacolo fossero in realtà sistemi di “conoscenza applicata” ha fatto ottenere a Kersenboom una borsa di studio presso la Royal Academy of Arts and Sciences di Amsterdam. La sua proposta per il progetto Lost generation era quella di studiare il Tamil combinando le pratiche culturali dello Iyal, Isai e Natakam. È proprio nell’elaborazione di questo progetto che Kersenboom si avvicina alla prayoga.

La Fondazione Paramparai

Il continuo viaggio dall’Europa all’India e dalle discipline accademiche al palcoscenico, ha portato Kersenboom a sviluppare una nuova concezione di “luogo”. Per lei, il luogo è una struttura organica e flessibile che si forma nelle persone, nelle relazioni e nelle pratiche che sopravvivono grazie allo scambio di conoscenza libera. Senza interazione e scambio non c’è alcun posto.

Da quest’intuizione è nata la Fondazione Paramparai, una piattaforma per l’interazione culturale. Fino alla metà del secolo scorso, le arti di Bharatanatyam e la musica carnatica erano confinate ai templi e ai tribunali dell’India meridionale. Adesso le arti performative indiane sono condivise e studiate da studenti, artisti e figure pubbliche internazionali.

La Paramparai Foundation viaggia tra i villaggi di Legend, in Ungheria e del Tiru Pugalur, nel Tamil Nadu. Il Bharatanatyam viene insegnato ad un ritmo lento e come un’arte interdisciplinare di poesia, musica e danza. I corsi sono su piccola scala e assolutamente rispettosi della continuazione del patrimonio culturale delle Devadasi. Le donne devadasi che, secondo un rito religioso indiano, vengono fatte sposare con divinità, diventanto esse stesse una sorta di figura religiosa.

Alla Fondazione Paramparai, tramandare le conoscenze da una generazione all’altra, da un posto all’altro, dalla teoria alle pratiche è un’interazione globale. L’obiettivo è offrire agli artisti e agli accademici un’immersione nelle arti dello spettacolo del Conta Ur e delle Devadasi.



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