The Netherlands, an outsider's view.

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ART

In Bielorussia l’arte è una forma di resistenza politica

di Michela Grasso

 

La mostra artistica bielorussa “L’arte della resistenza” (in inglese Art of Resistance”) è atterrata al centro “Art of Amicitiae” ad Amsterdam, proprio accanto a Rokin. La mostra, che si è conclusa oggi 7 novembre, ruotava intorno alla situazione bielorussa, con particolare attenzione alle proteste che hanno avuto luogo questa estate.

Nelle grandi sale del centro d’arte, potevano essere ammirate le opere di diversi artisti, che vogliono condividere una nuova prospettiva sulle proteste bielorusse ed in particolare su concetti come resistenza, democrazia e rivoluzione. Durante le elezioni presidenziali del luglio 2020, i bielorussi hanno iniziato ad esprimersi in modo nuovo e sorprendente, utilizzando l’arte come mezzo per evitare il confronto violento con le forze di polizia.

Cosa vogliono i bielorussi? Tasha Arlova, una delle artiste che ha iniziato questo progetto, ha condiviso con 31mag il significato e i valori  che si celano dietro l’esposizione. “I bielorussi non vogliono semplicemente la fine di Lukashenko. Vogliono la fine della violenza, il rilascio dei prigionieri politici, nuove elezioni e indagini su crimini che hanno avuto luogo durante la dittatura” spiega Tasha.

Come è possibile leggere sul sito web: “L’espressione artistica delle opinioni è uno degli strumenti delle proteste non violente e un modo per mostrare solidarietà quando non c’è via d’uscita all’ingiustizia.” Durante il periodo della mostra è stato possibile ammirare il fiorire della democrazia dalle ceneri della dittatura di Loekashenko. Per questo motivo, “Bielorussia, Arte della resistenza” è un vero manifesto di libertà, un invito all’azione collettiva e alla solidarietà”.

Tasha dice: “La mostra mette in luce come l’arte sia un mezzo di protesta, un mezzo per aumentare il volume della voce dei cittadini oppressi. Durante le proteste di luglio abbiamo assistito ad una crescita esponenziale dell’espressione artistica, qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato”. Le proteste in Bielorussia sono state raccontate rivolgendo l’attenzione alla violenza e alla dittatura; i giornalisti occidentali sembravano aver dimenticato i cittadini. “In Europa, abbiamo bisogno di una nuova narrazione. Non si può dire semplicemente: – O queste povere persone oppresse – queste persone che protestano in realtà non sono povere, sono forti e stanno lottando per il loro futuro. Dobbiamo mostrare solidarietà alla Bielorussia”.

Arte = resistenza

L’arte è stata essenziale durante le proteste, i cittadini comunicavano attraverso murales, decorazioni, canzoni e hanno usato quei mezzi che la dittatura non poteva mettere a tacere, questo sì che era un sinonimo di resistenza. Tasha dice che nei primi giorni delle rivolte, quando l’umore era particolarmente basso e l’oppressione violenta, i cittadini avevano paura di perdere lo spirito della protesta. Così, hanno iniziato ad esprimere solidarietà l’uno con l’altro in un nuovo modo: accedendo una luce, vicino alla finestra, in modo che tutti potessero vedersi l’un l’altro, insieme,  resistendo.

Sul volantino, si afferma che una parte dell’esposizione è stata dedicata a “Ploschad Peremen” (il quadrato del cambiamento). Secondo Tasha, quando sono iniziate le proteste, diversi quartieri in tutto il paese hanno subito una vera e propria trasformazione. Sono diventati luoghi di discussione e di scambio culturale. “Ploschad Peremen” è a Minsk, è un piccolo giardino dove le persone si incontrano per parlare di politica e altro ancora, un posto nelle mani dei cittadini. All’esposizione, si possono trovare le opere di molti artisti. Il progetto è stato creato in Olanda da Lena Davidovich, Tasha Arlova e Hanna Adzinets, tre attiviste e artiste bielorusse.