PHOTOGRAPHY

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Impegno sociale e amor di patria s’intrecciano nella fotografia di Katharine Cooper

Katharine Cooper è una fotografa sudafricana, nata a Grahamstown. Dopo aver completato gli studi nello Zimbabwe, ha lasciato l’Africa per il Regno Unito, e poi la Francia; qui ha potuto lavorare insieme al fotografo di fama internazionale Lucien Clergue, nel suo atelier di Arles.

È impegnata nel sociale come fotografa documentarista, il che le ha permesso di viaggiare in tutto il mondo. L’Académie des Beaux-arts di Parigi l’ha premiata nel 2013 per la serie fotografica White Africans: A Journey to the Homeland. Per quattro mesi, l’artista ha viaggiato attraverso i luoghi della sua infanzia, lo Zimbabwe e il Sudafrica.

Il Kunsthal Rotterdam espone questi scatti fino al 13 ottobre 2019: la mostra vuole essere il ritratto più realistico possibile dei bianchi africani, la cui posizione è cambiata radicalmente dopo il crollo dell’Apartheid.

Nello Zimbabwe, nel 2000, i contadini bianchi sono stati cacciati dalle loro case; alcuni sono riusciti a risollevarsi e a garantirsi un futuro, mentre altri non sono stati così fortunati.

La fotografia di Katharine si concentra dunque sul mondo dell’agricoltura, con un’attenzione particolare ai figli dei contadini, coinvolti in eventi di natura politica ed economica fuori dalla loro comprensione.

Con la sua Hasselblad 500C, un regalo del padre, Cooper ha scattato più di trentacinque fotografie analogiche in bianco e nero: non porta alla luce semplicemente un mondo povero e vulnerabile, ma dietro gli scatti si nascondono sentimenti di amore e orgoglio per la terra in cui è cresciuta. Giochi di luce, geometrie e intensità sono protagonisti dei momenti da lei immortalati, a metà tra la stampa giornalistica e le fotografie d’epoca.

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