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Nel giugno del 1946, i primi immigrati italiani arrivarono in Belgio dopo l’entrata in vigore degli “accordi del carbone”. La storia che racconta RTBF, il canale tv francofono belga, ha due protagonisti. Da una parte il Belgio, che esce devastato dalla guerra e ha bisogno di mano d’opera. Dall’altra, l’Italia, paese politicamente instabile e che fatica a riprendersi economicamente. 

I due paesi vedono quindi in questa situazione un’opportunità per collaborare. Il Belgio usufruisce di manodopera a basso costo, per sfruttare le miniere. L’Italia approfitta dell’occasione per inviare all’estero parte della sua gioventù disoccupata, e tutto ciò in cambio di carbone. 

Il ruolo della Chiesa

Gli immigrati Italiani che arrivano in Belgio sono, spesso, credenti e vengono indirizzati dalla Chiesa cattolica. Tutto ciò fa comodo ai datori di lavoro e alle istituzioni pubbliche, che non vedono di buon occhio l’ascesa dei partiti comunisti nelle miniere.  La Chiesa finanza e pubblica un giornale gratuito, distribuito agli immigrati italiani per promuovere l’ “apoliticità” e incoraggia gli italiani a non immischiarsi nelle lotte sociali belghe, e quindi, a non scioperare. Uno sviluppo non solo morale e religioso, ma anche politico, che fungeva da organo di controllo per educare alla remissività e al lavoro.

“Alle donne maltrattate bisogna insegnare la pazienza”

Gli immigrati italiani non arrivano da soli per lavorare e vennero presto raggiunti dalle loro famiglie. Dietro le quinte di questi giovani lavoratori arrivano quindi anche donne e bambini. Talvolta, alcune donne arrivano persino sole. Di loro è difficile trovare tracce scritte e delle fonti che le riguardino: sono menzionate, infatti, molto raramente nei testi dell’epoca. Eppure, queste donne sono molto presenti e attive nel settore industriale, proprio come testimonia il loro diretto coinvolgimento nel celebre sciopero delle donne della FN d’Herstal del 1966, 20 anni dopo l’arrivo dei primi operai italiani in Belgio. 

“Pari salario per pari lavoro” era la principale richiesta delle lavoratrici della fabbrica di armi. Lo sciopero è durato 12 settimane e ha avuto un impatto notevole sulla questione della parità di retribuzione e sull’evoluzione del posto delle donne nella società belga.

Anche per le donne la Chiesa ha un progetto. Mette a disposizione delle assistenti sociali per facilitare l’integrazione di tutta la famiglia. Delle assistenti sociali che si rivelano “maternaliste” e che non esitano a giudicare moralmente le loro “clienti”, con scarso aiuto – ad esempio – per le donne vittime di violenza: del resto “alle donne maltrattate bisogna insegnare la pazienza”.

Mogli di operai, mogli operaie, mogli maltrattate, picchiate e non, ma sempre delle donne guerriere e spesso rese invisibili nei libri di storia riguardanti l’emigrazione italiana.  

Donne a cui Martine de Michèle, regista e ospite della serie Grenades, ha voluto rendere omaggio attraverso il suo progetto teatrale Montenero.