di Massimiliano Sfregola

 

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Ilja Meefout

Ilja Meefout trascorrerebbe ore a raccontare ciò che il suo occhio digitale ha impressionato da quando la fotografia è la sua professione. Sono dieci anni filati che immortala colori, tatuaggi, espressioni, gioia e tensione del mondo dell’hip-hop, un universo parallelo che vola sulle liriche delle star miliardarie ma pulsa soprattutto grazie al suono ruvido della strada, quello improvvisato in cantine e community centre delle suburbia globali. I suoi lavori sono ora esposti presso la galleria del Melkweg, ad Amsterdam, fino al 16 maggio. “Bijlmer e i sobborghi di New York  hanno molto in comune”, racconta a 31mag “. Lui è nato e cresciuto li, bianco in una comunità in larga parte surinamese e antilliana “Zuid-oost è un mondo a parte, ha le sue logiche e le sue regole” dice ancora.

Un micro cosmo carico di energia e pieno di problemi, distante pochi chilometri di strada e diversi anni luce dal luna-park un pò snob del “binnenstad”. E proprio quell’ambiente e le sue contraddizioni sono state l’humus per la carriera di Ilja, “uno delle crew” non certo un fotografo prestato all’hip hop. Il rap è da sempre la colonna sonora della sua vita; poi dieci anni fa la svolta 10802052_10152867613864127_8240070310507509797_n“seguivo il movimento, avevo amici che suonavano, rappavano e organizzavano contest e serate”, prosegue “da li ho iniziato a scattare loro foto e a coprire gli eventi”.

In pochi anni si è costruito nei Paesi Bassi la reputazione di “fotografo del rap”; il suo obiettivo ha immortalato le tante star che passano in Olanda ma anche nomi celebri ed emergenti della prolifica scena locale, cosi per ricordare che non rinnega le origini “Sono in primis un appassionato quindi l’hip hop olandese ha un posto di primo piano nella mia attività”. Negli scatti selezionati per la sua mostra al Melkweg, le istantanee di mostri sacri come Snoop Dogg, Ice Cube, Pusha T, Wu-Tang Clan e Rakim, sono fianco a fianco con i ritratti di Mr. Probz, di Chuckie e di tanti altri nomi del sottobosco locale, praticamente sconosciuti ai non olandesi.

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Salah Edin (a sinistra), Mohammed B. (a destra)

Li i temi politici e di impegno sociale, come da tradizione dell’ “hip hop old school” rivivono tutti, dal grigiore dei casermoni di Zuid Oost, alla questione Zwarte Piet, fino alla Palestina. “L’esclusione sociale delle minoranze è un serio problema in Olanda”, dice Ilja “meno sentito in una città come Amsterdam ma in ogni caso presente.” Il fotografo di Bijlmer è stato, alcuni anni fa, al centro di una singolare vicenda che ha coinvolto Geert Wilders; “Nel servizio per la copertina di un album di Salah Edin [rapper di Amsterdam], ci venne in mente di ritrarlo somigliante a Mohammed Bouyeri, l’assassino di Theo van Gogh. Non che questa grande somiglianza ci fosse eppure Geert Wilders c’è cascato in pieno”, racconta ridendo. Il leader populista, ha utilizzato nel suo documentario anti-islam proprio lo scatto di Ilja trovato in rete, credendo si trattasse di Bouyeri “Te la dice lunga sul pregiudizio: oggi bastano una testa rasata e una barba incolta per venire additati come terroristi”, prosegue con sarcasmo. “Wilders è stato condannato a risarcirmi 5000 euro” dice con soddisfazione Meefout “d’altronde vedere una mia foto in un filmato discriminatorio come FITNA, proprio non potevo accettarlo”.

Melkweg Gallery, h.12-21. Fino al 16 maggio, Free Entry