All fine del 1519, dopo la morte dell’imperatore Massimiliano I, Albrecht Dürer (1471-1528) intraprende un viaggio nei Paesi Bassi, insieme alla moglie Agnes e alla serva Susanne. L’imperatore aveva assegnato a Dürer una pensione annuale di 100 fiorini renani nel 1515, un sostentamento decaduto dopo la sua morte del sovrano. Dürer allora pensa bene di salvaguardare la sua pensione ingraziandosi il nuovo imperatore Carlo V, partecipando alla sua incoronazione nella cattedrale di Aquisgrana il 23 ottobre 1520, come ricorda Anne van Oosterwijk su Codart.

Il diario del viaggio nei Paesi Bassi di Albrecht Dürer è un’opera completa perchè documenta tutto – l’arte che il grande artista ha ammirato, le feste a cui è stato accolto, i suoi incontri con personaggi pubblici di spicco e molti altri virtuosi dell’arte. Inizialmente, però, il taccuino di appunti non era infatti pensato per essere un’opera destinata alla pubblicazione. Era una descrizione fattuale dell’itinerario seguito da Dürer, delle sue soste, delle stampe che comprava e vendeva, delle sue entrate e delle spese. Di tanto in tanto aggiungeva particolari relativi all’arte o agli artisti, o brevissime critiche artistiche. Ciò significa che il diario ci permette di ricostruire i dettagli del suo viaggio, oltre a fornire alcune riflessioni uniche sui suoi colleghi artisti.

Il viaggio di Dürer è divenuto oggi oggetto della mostra Dürer was Here: A Journey Becomes Legend, appena conclusasi al Suermondt Ludwig Museum di Aquisgrana, ed ora di nuovo in viaggio verso la National Gallery di Londra.

I Paesi Bassi del tempo

La tappa obbligata di Aquisgrana segna l’inizio del viaggio nei Paesi Bassi che avrebbe occupato Dürer per un anno intero. Il maestro da Colonia si sposta poi fino ad Anversa, che serve come base per visitare città come Nimega, s’-Hertogenbosch, Gand, Bruges, Middelburg e Bruxelles. Purtroppo tutte le pagine del diario originale, tranne alcune, sono andate perdute, ma la copia fatta intorno al 1550, che è conservata nell’Archivio di Stato di Norimberga, è anche visibile nella mostra.

Nel diciannovesimo secolo, il diario di viaggio ha ispirato gli artisti a raffigurare scene che mostravano Dürer immerso nell’arte e nei costumi dei Paesi Bassi. Anche se rappresentano già un tentativo di interpretazione più tardo, è anche un modo per valutare con più sfumature il materiale di partenza.

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La seconda parte della mostra si concentra invece sulle opere d’arte – soprattutto disegni – che Dürer ha prodotto nel corso del suo viaggio. Conosciamo così un artista che registra a penna e inchiostro marrone tutto ciò che lo affascina o lo attrae: il porto di Anversa, i giardini zoologici di Coudenberg Palace, l’esuberante abbigliamento invernale delle donne livoniane, la testa di un tricheco impagliato, la Deposizione di Jan Gossaert a Middelburg (peraltro una nuova attribuzione), un leone, un cane, paesaggi urbani e così via. L’artista lavora in un quaderno di schizzi con carta preparata, maneggiando la sua punta d’argento con un’abilità incredibile. Lo sketchbook di Dürer oggi è stato interamente digitalizzato ed è a disposizione dei visitatori.

I volti dell’Olanda del ‘500

Un’impressionante galleria di ritratti in carboncino testimonia gli incontri con persone di tutti i ceti sociali. Il suo metodo di lavoro e lo stile dei suoi ritratti sono innovativi. Dürer usa il denaro ricavato dalle vendite di questi ritratti e delle sue stampe per finanziare il suo viaggio. Il suo è un modo di lavorare molto insolito, che solo Lucas van Leyden avrebbe osato emulare.

Uno dei ritratti in mostra non appartiene a questa serie, ma merita comunque un’attenzione particolare. Si tratta del ritratto della ventenne Katherina, elaborato con meravigliosa delicatezza in punta d’argento. Si tratta del primo ritratto di una donna nera nella storia dell’arte occidentale.

L’indifferenza di Margherita d’Austria

Che Dürer volesse anche realizzare un’opera d’arte per Margherita d’Austria, governatrice dei Paesi Bassi asburgici, è chiaro da una serie di studi preliminari per una Vergine col Bambino circondata da santi. Per quanto ne sappiamo, questa è stata l’unica battuta d’arresto artistica di Dürer nel suo viaggio, poiché Margherita non si è mai mostrata sensibile ai disegni dell’artista, che quindi non progredirono mai oltre gli schizzi.

Facce olandesi, stile tedesco

La serie di ritratti dipinti dei colleghi di Dürer nei Paesi Bassi offre una panoramica impressionante dello stato della ritrattistica all’inizio del XVI secolo. Anche se Dürer fu influenzato dall’arte olandese, la cosa principale che emerge da questa collezione è che il grande maestro tedesco non permise che il lavoro prodotto a ovest del suo paese influenzasse la sua ritrattistica. Al contrario, l’influenza opposta – dalla Germania all’Olanda – è chiara nella serie raffigurante San Girolamo nel suo studio. Il modello per questo dipinto era un uomo di 93 anni, che secondo il diario fu pagato tre stuyver per posare. Opere di Joos Van Cleve, Lucas van Leyden, Jan Sanders van Hemessen e Marinus van Reymerswale dimostrano l’influenza di questa importante composizione.

La mostra si conclude con le numerose imitazioni del grande Calvario che Dürer disegnò nel 1505. La scena non era innovativa, eppure diversi artisti importanti come Lucas van Leyden, lo Pseudo Jan Wellens De Cock e Jan Breughel il Vecchio, la copiarono in parte o tutta – senza dubbio perché Dürer era così noto.

CoverPic@Albrecht Dürer, CC0, via Wikimedia Commons