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Il tribunale speciale per il Kosovo dovrebbe migliorare la qualità del suo lavoro?

Si continua a parlare del Tribunale speciale per il Kosovo. I suoi lavori, tra Pristina e l’Aia, sono iniziati da poco ma le critiche arrivano da ogni fronte.

Alcuni giorni fa Hashim Thaci, ex leader dell’UCK, si è dimesso dalla carica di Presidente del Kosovo dopo le accuse delle Camere Speciali.

Accusati insieme a lui, l’ex portavoce in parlamento Kadri Veseli e altri esponenti dell’Esercito per la Liberazione. Per le Camere Speciali  l’accusa è crimini di guerra, omicidio, tortura e crimini contro l’umanità. Ci sarebbero centinaia di vittime: albanesi, serbi, rom e oppositori politici.

Ma per gli ex appartenenti all’Esercito per la Liberazione l’accusa è infondata. “Le azioni sono state mosse dal desiderio di libertà verso il proprio Paese “, è questa la difesa più ricorrente. Solo pochi giorni fa Selimi e Krasniqi hanno fatto appello dichiarandosi innocenti.

Le Camere Speciali, si sa, sono poco amate dai kosovari: fin dalla loro istituzione ricevono accuse di  pregiudizi nei confronti dell’etnia albanese. Ci sono stati tentativi di boicottaggio, leak di documenti e una campagna per eliminare la Corte. Ma i pareri contrastanti sull’operato del Tribunale Speciale per il Kosovo arrivano anche dal livello internazionale.

Una visione “distorta” della storia

Anna di Lellio scrive su Balkan Insight che il tribunale opera con una visione distorta della storia. Secondo l’esperta di politica internazionale, la corte ha ascritto i crimini di guerra in un contesto storico che non è un “dato di fatto” ma solo una versione dei fatti. Ad esempio usa il termine inesatto “scisma” per riferirsi alla crisi politica nell’ex ygoslavia all’inizio degli anni ’90. E non menziona il ruolo della Serbia nell’abrogazione dell’autonomia del Kosovo (1989) nè le proteste pacifiche avvenute fino al 1998.

Sempre secondo Di Lellio, le Camere Speciali “appiattiscono la storia”. Parlano di generico conflitto fra due etnie -serbi e albanesi- ma non citano i massacri perpetuati dai Serbi e il dislocamento di migliaia di civili albanesi. Per il tribunale speciale, ogni azione militare dei serbi in Kosovo fu una risposta alle insurrezioni. Per molti esperti si tratta di un’inesattezza storica: anche laddove non c’era una sezione del UCK attiva, intervenivano i Serbi con massacri di vario tipo.

Inoltre, le Camere Speciali lasciano intendere un’invasione del Kosovo da parte di “membri dell’UCK e rifugiati albanesi”. Al contrario, si tratterebbe di kosovari di etnia albanese espulsi e tornati in Kosovo alla fine dei bombardamenti.

Giustizia solo da una parte

Un’altra critica al presunto operato di parte delle Camere Speciali viene da Human Rights Watch. Secondo la portavoce dell’ong Lotte Leicht, il tribunale dell’Aia dovrebbe fare pressioni sulla Serbia per i crimini commessi in Kosovo. Infatti, portando tutta l’attenzione delle Camere Speciali sui crimini dell’UCK, si tralascia il ruolo dell’esercito serbo nel conflitto.

L’esercito UCK fu responsabile di massacri su persone di etnia albanese e questo è dimostrato. Le vittime albanesi erano gli oppositori del loro progetto politico. Ma fu l’esercito serbo a causare la maggior parte degli stermini e oggi il governo serbo dovrebbe prendersene la responsabilità. Il Tribunale Speciale per l’Ex Yugoslavia ha condannato Milosevic e altri, ma il governo serbo ha sempre evitato la questione. Addirittura molti ex soldati tornano in patria acclamati come eroi e possono ricoprire cariche pubbliche.

Se le camere speciali per il Kosovo si concentrassero di più sulla parte serba, il loro operato sarebbe migliore?