Test rapido negativo ma di fatto, positivi? Secondo una ricerca del Leids Universitair Medisch Centrum (LUMC), un test rapido che viene utilizzato migliaia di volte al giorno nei Paesi Bassi non rileva il 40% dei casi di corona, spiega NOS.

“Sono scioccato”, dice la microbiologa Maurine Leversteijn-Van Hall, coinvolta nello studio. “Le persone vengono testate in massa e, se il risultato è negativo, pensano di non avere il Covid-19 mentre non è così.”

Gli “sneltest” incriminati vengono prodotti dall’azienda farmaceutica Abbott e sono offerti da molti GGD e da società private e sono stati utilizzati, solo ieri, ben 4000 volte.

“Il test rapido per l’antigene Panbio di Abbott è un test collaudato e accurato”, sostiene il produttore. “Non siamo a conoscenza di questa indagine e i ricercatori non ci hanno contattato”. Il produttore parla di un’accuratezza del 90% ma i ricercatori contestano questo dato: “Non abbiamo riscontrato quell’accuratezza del 90%”, dice il ricercatore capo Frits Rosendaal, professore di epidemiologia presso il LUMC. “Conduciamo ricerche indipendenti e non contattiamo mai i produttori al riguardo”.

È noto da tempo che i test rapidi non sono particolarmente affidabili, dice NOS, ma questa indagine conferma il sospetto. RIVM afferma di essere consapevole della minore affidabilità dei test rapidi rispetto al normale test PCR; secondo l’istituto, un risultato negativo del test non è quindi mai un motivo per non mantenere le distanze e rinunciare alle misure.

Il test rapido Abbott è un test dell’antigene: come con il test PCR più comunemente usato, un po ‘di muco viene rimosso dal naso con un batuffolo di cotone e il test accerta se la proteina del virus è presente.

I ricercatori stanno ora pubblicando i risultati perché hanno detto di non voler aspettare: “Lo abbiamo scoperto l’altro ieri e ora vogliamo mettere in guardia la gente”, dice Rosendaal. “Temiamo che le persone si sentano al sicuro dopo un test rapido e festeggino il Natale con la famiglia”.

Secondo l’indagine di Rosendaal, il 60% dei casi rilevati è davvero poco: la ricerca è stata condotta su circa 300 persone. Pochi o abbastanza? Secondo l’università, il gruppo campione è sufficientemente rappresentativo.

Rosendaal ha messo subito le mani avanti, a proposito di un piccolo conflitto di interesse: uno dei ricercatori nel team, infatti, è anche associato a un grande laboratorio per i test PCR, Eurofins. Secondo Rosendaal, che insiste come il PCR sia il test che va eseguito, questo non ha avuto alcun ruolo nelle indagini.

Secondo i ricercatori di Leiden, vedono che un test rapido viene utilizzato con troppa disinvoltura e come “soluzione”: secondo loro non vanno scartati ma è importante che queste criticità vengano tenute in considerazione.