The Netherlands, an outsider's view.

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CINEMA

Il sogno di Noura tra machismo, autorità e famiglia

Una donna tunisina intrappolata nella sua vita: Noura lavora in lavanderia per mantenere i suoi tre figli e ha una relazione con il meccanico Lassaad, mentre il marito Jamel è in carcere. L’adulterio è punito con cinque anni di reclusione in Tunisia, così Noura cerca di ottenere il divorzio. Finché, grazie al perdono presidenziale, Jamel non verrà rilasciato, si trasferirà di nuovo con Noura e i suoi amici criminali. Risultato? La ricerca di una qualche felicità, la libertà e la frustrazione di Noura e del suo amante Lassaad non potranno che aumentare. Quando Jamel scopre che la moglie vuole divorziare, il lato violento del suo personaggio emerge e si scatena l’inferno.

Noura’s Dream (Il sogno di Noura) è una pellicola caratterizzata da un forte approccio realista. Poco dramma o manipolazione emotiva, niente colonna sonora strappalacrime, i personaggi sono piuttosto sfumati in una situazione credibile. Il film è sobrio e privo di tensione sessuale. La regista belga-tunisina Hinde Boujemaa sembra mostrare soprattutto come la morale patriarcale costringa Noura a contrattare, aspettare e mentire. Noura è bloccata tra due “machos”, la famiglia e l’autorità.

Questa forzata passività e chiusura mentale – esattamente ciò che il Sogno di Noura implica ma ciò è possibile dedurlo solo dalla sua mimica facciale – sono rappresentative della posizione della donna tunisina, ma anche molto frustranti. Noura non è affatto una “eroina” che si ribella allo stato di cose, ma una donna come molte che subisce lo stato di cose.

Nel suo documentario del 2012 It Was Better Tomorrow, la regista aveva già esplorato le lotte di una madre single sulla scia della primavera araba. Più Ken Loach che Marriage Story, ciò a cui il pubblico occidentale si rapporta è il dilemma di una donna che lotta duramente per la propria felicità emotiva e sessuale. Molto più che la storia in sé.