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Nato ad Amsterdam nel 1923, Alfred Henry “Freddy” Heineken dal 1971 al 1989 è stato amministratore delegato e presidente del CDA del celebre marchio di birra acquistata dal nonno Gerard nel 1864. È poi rimasto nel consiglio di amministrazione fino alla sua morte, avvenuta nel 2002. Il suo patrimonio era stimato in 9,5 miliardi di fiorini olandesi. 

Nel 1983, però, Heineken e il suo autista sono stati rapiti. Il film del 2015 Kidnapping of Alfred Heineken, scritto da William Brookfield e con l’interpretazione di Anthony Hopkins, racconta proprio del suo sequestro.

I rapitori hanno ottenuto il riscatto di 35 milioni di fiorini olandesi (circa 15 milioni e 800 mila euro). Subito dopo, però, i cinque uomini sono stati arrestati dalla polizia. 

Ma perchè si parla ancora oggi di quel sequestro?

Il sequestro più costoso della storia

La sera del 9 novembre 1983 Freddy Heineken e il suo autista, Ab Doderer, furono rapiti da cinque uomini armati all’uscita dell’ufficio dello stesso Heineken. I rapitori prima si occupavano degli sfratti degli squatters per conto dei creditori, ma i guadagni erano molto esigui. Decidono così di mettere a segno il “sequestro della vita”.

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Cor van Hout, Willem Holleeder, Jan Boellaard, Frans Meijer e Martin Erkamps avevano studiato il rapimento per almeno due anni.

Tra i rapinatori c’è il criminale che ancora oggi viene considerato il più pericoloso criminale di tutti i Paesi Bassi: Willem Holleeder, conosciuto come “De Neus”, a causa del suo naso pronunciato.

Il magnate della birra fu portato in un magazzino della periferia della città e rinchiuso in una stanza insonorizzata. Il rifugio aveva doppi muri, una cella nascosta e una porta segreta.

Comunicarono alla polizia che lo avrebbero liberato dopo aver ricevuto un riscatto di 25 milioni di euro. 

La liberazione, il processo e i soldi del riscatto

Il sequestro di Heineken durò 21 giorni. La famiglia pagò l’enorme riscatto. Freddy Heineken venne liberato, ma non dai suoi rapitori: fu rintracciato dalla polizia grazie alla telefonata di un informatore anonimo. L’informatore aiutò a identificare i rapitori, soprattutto dei due capi, van Hout e Holleeder, i quali erano però già fuggiti in Francia. 

Prima di essere estradati, van Hout e Holleeder sono rimasti per più di tre anni in territorio francese, prima in fuga, poi in prigione e poi, in attesa dell’estradizione, ai domiciliari e ancora in prigione.

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I due furono condannati a 11 anni, ma ne fecero soltanto 5 per il regime carcerario molto libertario dei Paesi Bassi. Quando uscirono dalla prigione organizzarono una festa a cui partecipò una band che suonò il jingle della Heineken: celebravano il fatto di essere riusciti a nascondere ala polizia una parte del riscatto – circa un quarto, quindi diversi milioni di euro di oggi – che avevano già iniziato a investire nel traffico di droga negli anni del carcere e che Heineken non reclamò mai, per paura di ritorsioni.

Che c’entra il rapimento di Heineken con la morte del giornalista Peter de Vries?

Peter R. de Vries, uno dei giornalisti investigativi più famosi dei Paesi Bassi, è morto pochi giorni fa in seguito all’aggressione subita mentre tornava da una trasmissione televisiva. 

Non tutti sanno però che nel 1994 de Vries ha portato avanti delle indagini fondamentali che hanno contribuito a rintracciare uno dei rapitori che intanto era fuggito in Paraguay: Meijer.

Meijer era infatti riuscito a scappare e a rifugiarsi in Paraguay per anni, fino a quando non è stato arrestato. Anche Meijer è stato poi estradato e trasferito in una prigione olandese nel 2003. Il film sul rapimento del 2015 è stato tratto proprio da un libro che lo stesso de Vries aveva scritto insieme all’aiuto di van Hout, uno dei cinque rapitori. 

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L’omicidio di Van Hout e il ruolo di Holleeder

Nel 2003 l’amicizia tra van Hout e il giornalista finisce a causa della morte violenta del rapitore. Van Hout viene freddato da due uomini a bordo di una moto rossa fuori da un ristorante cinese.

Negli anni a venire, de Vries ha cercato più volte di dimostrare che dietro l’assassinio di Van Hout c’era proprio Holleeder, il quale non aveva mai accettato l’amicizia tra i due. Holleeder soffriva da sempre la superiorità di van Hout e dopo la sua morte poté consolidare la sua autorità negli ambienti criminali ad Amsterdam.

Holleeder è diventato sempre più violento e in poco tempo sono stati uccisi tutti coloro si erano mostrati poco inclini ad accettare il comando della famiglia e del giro del più pericolo criminale d’Olanda. 

Nel 2019 Holleeder è stato condannato all’ergastolo dopo aver commissionato sei omicidi tra il 2002 e il 2006, tra cui quello di Van Hout. De Vries è stato un testimone chiave nel processo.

Holleeder oggi smentisce di aver minacciato di morte del giornalista. Le indagini sono ancora aperte anche se l’ipotesi più accreditata è quella legata al lavoro svolto da de Vries sulla Mocro Maffia.