Il profitto del turismo a beneficio della collettività? Fairbnb ci prova

di Riccardo Spalacci

 

Che sia tornata la normalità o meno, si ricomincia a viaggiare e il duello tra residenti e turistificazione, tra i diritti di chi abita e le dinamiche del mondo globale, riparte da dove era rimasto a febbraio 2020. Tra le opposte fazioni c’è anche una terza via, ossia chi non rinuncia al mondo in viaggio ma vuole che il turismo venga ripensato su basi etiche.

Emanuele dal Carlo, imprenditore e attivista, è uno dei fondatori di Fairbnb, un progetto con l’intento di migliorare la qualità della vita delle città, dice, sfruttando il turismo come catalizzatore per il cambiamento.

 

La comunità prima di tutto

Prima del Covid molte città stavano implodendo, con residenti esasperati, anche a causa delle conseguenze del turismo di massa.

Oggi, il dibattito sul turismo etico è ampio in tutta Europa: dalla città dei 15 minuti, alle trasformazioni urbane bike-friendly, fino alle battaglie costanti contro i fenomeni di gentrificazione, il tema di “cosa fare” con il turismo è certamente diventato mainstream.

Fairbnb nasce proprio per cercare di trasformare i processi di turisticizzazione selvaggia delle città.

La loro idea di turismo è di partire dalla creazione di una comunità intorno al fenomeno, differenziadosi dal modello turistico dominante attuale.

In ogni destinazione in cui sono presenti immobili identificano persone del luogo, associazioni e referenti, per comprendere come il turismo possa avere un effetto positivo sul territorio, con la volontà di generare risorse utili a tutta la popolazione, non solo a quella coinvolta dal turismo.

 

Legalità e responsabilità sociale

Come sostiene dal Carlo: “quando c’è l’esplosione del mercato, con le tante opportunità positive [che questo offre], non possiamo nascondere il fatto che la crescita selvaggia di qualsiasi forma economica, crei anche diseguaglianze, sfruttamento e spesso situazioni al limite della legalità” e per evitare di contribuire ad alimentare questo sistema, Fairbnb ha scelto di studiare anticipatamente le possibili criticità prodotte dal turismo.

Il cofondatore della piattaforma racconta di come Fairbnb nasca a seguito di un’analisi fatta anche a Venezia sul mercato degli affitti brevi nel 2015, in cui si è scoperto che oltre il 30% degli immobili presenti sulle piattaforme all’epoca erano assolutamente illegali, su 3200 case nel 2015, 1205 circa non erano registrate da nessuna parte.

Negli ultimi 6 anni le cose sono migliorate, le amministrazioni pubbliche hanno inserito delle regole; ora chiedono un codice identificativo e fanno controlli più serrati, ci dice il cofondatore.

Per Emanuele dal Carlo “se crei valore in luogo, paghi le tasse sul posto”. Nelle parole del cofondatore, Fairbnb vuole essere diverso su questi temi, trasferendo alla comunità dei residenti il massimo del valore possibile, creando una comunità locale e donando il 50% delle commissioni a progetti sociali identificati nel territorio stesso.

Grazie al Covid è stato possibile avere un ripensamento generale sul modo di fare turismo, ma dal Carlo non nasconde le sue preoccupazioni sulle possibili speculazioni, dei grandi capitali e dei gruppi d’investimento, ai danni dei piccoli imprenditori, ora più che mai in stato di vulnerabilità economica.

 

Consapevolezza del consumatore

Come fa notare il cofondatore della piattaforma, l’attenzione del consumatore verso cosa e chi si sta finanziando, se una piccola realtà come un B&B locale, un piccolo albergo di famiglia o a delle multinazionali, è la chiave per prevenire queste situazioni.

“Noi siamo un piccolo progetto con un sogno molto grande, che è quello di trasfomare il turismo da una risorsa per pochi a una risorsa per tutti”.

Fairbnb vuole avere un’impatto positivo sulla realtà in cui opera, generando donazioni a fondo perduto per il territorio e finanziando start-up, sperano di poter innescare processi di economia circolare e dare sollievo alle strutture al servizio dei residenti, normalmente in difficoltà nel reperimento dei finanziamenti.

L’intento indiretto, prosegue dal Carlo, è quello di ridisegnare l’economia globale, insieme a tutti quei movimenti che credono nella sostenibilità e nell’etica delle proprie azioni economiche.

 

Gentrificazione

Dal punto di vista del cofondatore, la gentrificazione è un fenomeno articolato, a volte può essere addirittura positiva, come in casi di città molto complesse del calibro di New York o Londra, in parte rivitalizzate grazie all’insediamento di nuovi professionisti, distretti culturali, o enclavi particolari.

Lungi dal volerne fare un’apologia, per dal Carlo la gentrificazione ha sempre dietro l’ombra della marginalizzazione e del dislocamento delle fascie più deboli. Per lui, c’è sempre un saldo negativo a livello socio-demografico che andrebbero analizzato.

Prendendo come riferimento Venezia, (dal Carlo ha origini veneziane), mette in evidenza che se solamente in una casa su quattro vive un locale e i vicini cambiano ogni due giorni, stai creando dei buchi neri nel tessuto sociale, venendo a mancare il sistema solidaristico.

“La gentrificazione è un concetto complesso, noi ne affrontiamo qualcuno come il dislocamento dei residenti. Siamo consci che il problema non è generato solo dalle piattaforme, ma anche dalla mancanza di lavoro, di alternative economiche e di monocultura turistica. La nostra posizione è forte ma sfumata, studiando il fenomeno ci siamo resi conto che non è facile identificare un colpevole, è un problema molto complicato”.

 

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