L’olandese accusato di aver lanciato un massiccio attacco informatico -forse quello di più ampia portata della storia- è da ieri alla sbarra a Dordrecht. Sven Olaf Kamphuis, originario di Amsterdam ha fatto sapere alla corte di volersi avvalere della facoltà di non prendere parte alle udienze.

L’attacco del 2013, la diffusione di una serie massiccia di Distributed Denial of Service (DDoS) che secondo molti cyberanalisti avrebbe potuto causare danni irreparabili al sistema di internet, sarebbe stato perpetrato a danno della società Spamhaus da Kamphaus.

La società pubblica blacklist antispam e avrebbe “provocato” l’attacco, quando ha inserito Cyberbunker, secondo l’accusa la società per la quale lavorava Kamphuis.

A rendere la vicenda un “cyber-giallo” internazionale si aggiunge la figura di un adolescente britannico, già condannato da una corte inglese a 240h di servizi sociali, che a detta dell’accusa avrebbe condotto per intero l’attacco.

Kamphuis, definito il “principe dello spam”, è stato estradato nel 2013 dalla Spagna dove viveva. Secondo il quotidiano AD, dopo 53 giorni trascorsi in carcere e il rilascio, l’uomo 39enne sarebbe tornato nella penisola iberica. Al quotidiano di Amsterdam ha ripetuto di non aver nulla a che fare con l’attacco anche se lo supporta.

Spamhaus è una società che lavora con agenzie governative e multinazionali per proteggere gli account da posta elettronica non gradita. Secondo il suo sito, gestirebbe quasi due milioni di account.