L’attivista britannico di estrema destra Tommy Robinson, un milione di followers sui social (prima che i suoi account venissero sospesi), noto per i toni aggressivi e la retorica anti-islam è intervenuto sabato pomeriggio ad Anversa, ad un evento sulla libertà d’espressione organizzato dalla formazione nazionalista belga Vlaams Belang.

Robinson, processato già diverse volte per “hate-speech” vede nel ban sui social media un tentativo da parte dell ‘”establishment” di zittirlo. “Non sono mai stato condannato per aver incitato violenze contro i musulmani, le persone semplicemente non tollerano le critiche nei confronti dell’Islam. “, ha detto sabato.

Secondo Knack, Dries Van Langenhove, leader della formazione di estrema destra fiamminga  Schild & Vrienden ha detto che i social media andrebbero regolati come un’utenza qualsiasi e non lasciati in mano ad una società, come FB, che può decidere autonomamente di disattivare un account.

“Le nostre leggi criminalizzano il negazionismo, l’incitamento all’odio, alla discriminazione e all’insulto. Ciò apre la porta alla censura, ai processi politici, all’arbitrarietà e alla criminalizzazione e punizione dell’opinione “sbagliata”. Per quanto mi riguarda, c’è solo un limite ultimo alla libertà di espressione: a parte la necessità di ripudiare l’incitamento alla violenza, tutti devono essere in grado di dire tutto “, ha affermato il consigliere comunale del Vlaams Belang Sam Van Rooy.

L’incontro sulla libertà di parola ha anche tenuto un momento di silenzio per le vittime dell’attacco in Nuova Zelanda. Filip Dewinter ha parlato di “un atto di violenza riprovevole, inaccettabile e orribile, che sfortunatamente deriva anche dal conflitto multiculturale di civiltà in corso“.