Per anni è stato un mistero come i Paesi Bassi siano riusciti a convincere l’UE a rilasciare permessi di pesca a strascico per ben 1/4 della sua flotta di pescherecci, dice NOS. D’altronde, secondo le regole europee, la quota non poteva eccedere il 5%.

I documenti che la tv di Stato NOS ha ricevuto dopo una richiesta di WOB, ossia la richiesta di accesso agli atti, mostrano che i funzionari olandesi hanno deliberatamente mal indirizzato la Commissione Europea più volte per ottenere dozzine di licenze di pesca in più.

Il sistema è popolare tra i pescatori NL perché più economico e produttivo:  “una benedizione per i venti fortunati, ma una maledizione per gli altri”. I pescatori stavano attraversando un periodo difficile in quel momento, dice NOS: l’alto prezzo del carburante e il basso prezzo del pesce hanno fatto finire sul lastrico molte aziende.

Cosa fa il governo? Chiede ai funzionari di essere “creativi” per aggirare le regole comunitarie: “È importante che il settore sia sostenuto in ogni modo possibile”, ha scritto uno dei funzionari. “Consentire la pesca con la tecnica a impulsi si adatta a questo approccio e quindi non dovrebbe essere limitato”. Anche se, a limitarlo, sono regole continentali accettate da tutti.

Secondo i documenti, le 22 licenze di pesca che i Paesi Bassi avevano a quel tempo erano già state ottenute in modo discutibile. Poi, nel 2011, l’Olanda ottiene un permesso speciale di “ricerca” con 20 pescherecci a strascico. Usa le 20 licenze già esistenti? Ma no, il governo ne emette altre 20. Così la “ricerca” la fanno 42 navi. L’UE si spazientisce e un’ispezione, dice NOS, non si conclude bene per l’Olanda: quei 20 permessi in più non hanno ragione di esistere. Eppure l’UE abbandona l’inchiesta. Il motivo? Nessuno lo sa.

In ogni caso, ciò che l’Unione si aspetta è effettivamente una ricerca. Solo che il governo olandese non aveva nulla da “ricercare” e meno che mai aveva allocato denaro per svolgere un’indagine scientifica: si trattava di un trucco per truffare Bruxelles e far stare buoni i pescherecci ma qualcosa il governo doveva produrre. Alla fine, il monitoraggio parte nel 2017. E chi lo paga? L’UE.

Un altro problema è che la “ricerca” si è limitata a 40 fortunati. E gli altri? Gli altri hanno perso la pazienza e hanno minacciato il governo: o rilascia altre “licenze di ricerca” o lo portiamo in tribunale per aver favorito concorrenza sleale. A quel punto, il governo escogita un trucco da maestri: non più calcolare per nave ma per percentuale della flotta. Con un’abilità da prestigiatori, i funzionari del governo riescono a far lievitare le navi autorizzate alla pesca a strascico da 42 ad 84 e a far sembrare il 25% della flotta, il 5% richiesto dall’UE. Come? Mescolando le carte alla rinfusa.

I vertici della Commissione europea e di altri paesi devono essere tenuti fuori dalla discussione. “Non è nell’interesse dei Paesi Bassi che altri Stati membri siano consapevoli dell’offensiva che viene ora lanciata a vari livelli”, dice NOS citando un funzionario. C’è tensione nell’amministrazione perché non tutti sono disposti ad alimentare questa euro-truffa.

Questa operazione è costata a tutti un capitale, UE ed erario olandese. A cominciare dal denaro sborsato per le “ricerche”