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Avete mai usato Tinder o Bumble? Se la risposta è sì, avrete pensato certamente che app simili, visto l’alto volume di interazioni, facciano soldi a palate. Beh, la notizia sorprendente è che sì, sono certamente tra le app più lucrative ma il loro successo è lampo ed è insito nella natura stessa dell’applicazione. Molti, certamente, la usano per collezionare incontri occasionali ma la stragrande maggioranza o si stanca, oppure una volta trovata l’anima gemella, di solito smette di “swappare”, scrive il portale NPR.
Si chiama il “paradosso delle app di incontri”, secondo il quale queste piattaforme, progettate per aiutare le persone a trovare l’amore, in realtà perdono clienti ogni volta che raggiungono il successo, perché gli utenti si disiscrivono una volta trovata una relazione stabile. Aziende come Match Group, che gestisce app come Tinder, OkCupid e Hinge, hanno cercato di compensare questo problema acquisendo app rivali o sviluppandone di nuove. Tuttavia, l’industria delle app di incontri sta affrontando difficoltà: gli utenti si lamentano del peggioramento del servizio e le app sono sempre più accusate di mettere gli interessi economici davanti a quelli sociali (anche se viene da chiedersi se ce ne fossero, a monte) incentivando l’acquisto di funzionalità premium che rendono il servizio gratuito meno efficiente.
Una teoria virale su TikTok, elaborata da una user chiamata Bianca, sostiene che Hinge, un’app che si pubblicizza come “progettata per essere eliminata”, abbia peggiorato la sua esperienza gratuita per spingere gli utenti a pagare. Questo comportamento è stato definito “enshittification” dal giornalista Cory Doctorow: le piattaforme tecnologiche, inizialmente orientate a migliorare l’esperienza utente, col tempo si concentrano sempre più sulla monetizzazione, a scapito della qualità.
Un altro problema è la selezione avversa, un concetto economico sviluppato da George Akerlof: come nel mercato delle auto usate, la mancanza di informazioni porta a una prevalenza di “lemons” (prodotti scadenti), scoraggiando i buoni venditori e peggiorando l’intera esperienza di mercato. Nelle app di incontri, gli utenti onesti possono essere respinti da esperienze negative con persone che ingannano sui loro profili, spingendo i “buoni” a lasciare le app, mentre i “cattivi” rimangono.
Soluzioni: il miglioramento delle informazioni sui potenziali partner, anche se difficili da implementare. Tuttavia, l’autore ammette che, nonostante tutto, trovare l’amore è sempre stato complicato, con o senza app. Il problema, quindi, è a monte: con le app sembrava facile. E invece si è rivelato più complicato di quanto si credesse.







