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In Danimarca è un attore bianco il doppiatore del protagonista di Soul, il nuovo film d’animazione della Pixar. Nella versione originale, è Jamie Foxx a dar voce al personaggio. Foxx ha definito “una benedizione” interpretare il primo protagonista black in un film della Pixar.

Soul è il primo film d’animazione della Pixar incentrato sulla storia di un personaggio di origine afroamericana: l’insegnante di musica Joe Gardner, che, insoddisfatto della propria vita, aspira a diventare un famoso jazzista.

A cinque anni dal precedente successo di Inside Out, la nuova pellicola è stata salutata con entusiasmo dalla critica europea. Tuttavia, ciò su cui inizialmente non si è concentrata la critica e a cui si è interessata in particolar modo la stampa danese è che in Danimarca, come in tanti altri paesi europei, Joe Gardner, il primo personaggio afroamericano della Pixar, è doppiato da attori bianchi, come scrive Lisa Abend sulle pagine del NewYork Times.

La polemica in Danimarca

Quando il quotidiano nazionale Berlingske ha intervistato alcuni studiosi e attivisti che hanno espresso il proprio disappunto al riguardo, suggerendo che il casting fosse un chiaro esempio di razzismo strutturale, è scoppiata un’accesa polemica che ha spinto Lie Kaas a rilasciare una dichiarazione sul motivo per cui aveva accettato il ruolo: “La mia posizione rispetto a qualsiasi lavoro è molto semplice”, ha scritto su Facebook. “Lasciate che l’uomo o la donna che può svolgere il lavoro nel miglior modo possibile ottenga il lavoro”.

Hej venner. Som jeg nok havde forestillet mig kunne ske, er der begyndt at florere en debat vedrørende min rolle i den…

Pubblicato da Nikolaj Lie Kaas su Martedì 5 gennaio 2021

Asta Selloane Sekamane, una delle attiviste che ha criticato il casting nell’articolo di Berlingske, ha dichiarato in un’intervista che nessuno può affermare che non ci fosse nessun attore afrodiscendente per ricoprire i ruoli principali, dal momento che sono stati ingaggiati attori neri per recitare alcune delle parti minori. «Non può essere la scusa costante, quest’idea che non riusciamo a trovare persone all’altezza dei nostri standard», ha aggiunto. «È una barriera invisibile che lega la il talento al fatto di essere bianchi».

La professoressa Mira Skadegard, che si occupa di discriminazione e disuguaglianza, ha dichiarato che la resistenza alle accuse di razzismo strutturale non è per niente sorprendente, considerata la lunga storia di negazionismo danese nei confronti del razzismo.

Cartoni, razzismo strutturale e doppiaggio inclusivo

In Portogallo più di 17.000 persone hanno firmato una petizione chiedendo alla Pixar di rifare il doppiaggio in portoghese con attori neri, considerando lo sforzo della Pixar di dare una rappresentazione della cultura afro autentica e non stereotipata. In Danimarca e Portogallo, il doppiaggio è generalmente riservato all’animazione e ai programmi per bambini. Ma in altri paesi europei, tra cui Francia, Germania, Italia e Spagna, la maggior parte dei film mainstream provenienti dall’estero viene doppiata, e la pratica è vista come un’arte a sé stante, un’arte che si basa sulla capacità dei professionisti di rendersi discreti.

Il regista spagnolo Juan Logar ha dichiarato che il miglior doppiaggio è quello che passa inosservato, perciò il suo lavoro è quello di trovare la voce che si adatta meglio all’originale a prescindere dal colore della pelle del doppiatore. Secondo Ivo Chundro, un attore olandese nero che ha doppiato la parte di Paul, il vicino sbruffone di Joe Gardner, non ci sarebbe il minimo intento né interesse a rendere il doppiaggio più inclusivo. Mentre alcuni registi si difendono dichiarando che la scelta di attori neri per il doppiaggio è fortemente limitata da motivi demografici: Logar a tal proposito ha spiegato che in Spagna non c’è ancora una seconda generazione d’immigrati. E ha aggiunto, «A parte qualche ragazzino molto giovane, non ci sono molti attori neri che sono nati qui e parlano spagnolo senza accento».

Qualcosa sta cambiando?

Attori afrodiscendenti come Chundro sostengono che questi registi semplicemente non sono molto attenti. Ma ci sono segni di cambiamento: nel 2007, un direttore del doppiaggio in Francia ha detto all’attrice Yasmine Modestine la sua voce non era adatta per una parte a causa del “colore” della sua pelle. Sulla base della sua denuncia, la commissione francese per le pari opportunità ha avviato un’indagine nel mondo dei doppiatori nel suo complesso per scoprire una cultura fatta di pregiudizi e stereotipi.

Da allora, le opportunità per i doppiatori di colore si sono ampliate. Fily Keita, che ha doppiato Lupita Nyong’o nella versione in lingua francese di Black Panter, ha detto di non sentirsi ostacolata come attrice nera che lavora nel settore del doppiaggio. Ha anche prestato la sua voce a ruoli interpretati originariamente da attrici bianche, come Amanda Seyfried e Jamie-Lynn Sigler. «Amo il doppiaggio proprio perché è uno spazio in cui non si è limitati dal proprio aspetto fisico», ha dichiarato.

 

E in Olanda?

Chundro ha ricordato come il movimento Black Lives Matter e le manifestazioni di Amsterdam nello scorso giugno hanno iniziato ad attirare l’attenzione sulla questione del razzismo strutturale. “Ho sempre discusso sulla rappresentazione dei neri nei Paesi Bassi ma prima la gente non capiva”, ha dichiarato Chundro. “Come una benda che si strappa dalla ferita, da allora è stato molto più facile parlarne”, ha aggiunto.

Con questa maggiore consapevolezza sono arrivate più opportunità, ricorda l’attore. “C’è più lavoro là fuori, e mi stanno scritturando molto di più”.

Anche Sekamane, ha attribuito al movimento il merito di aver cambiato atteggiamento. «Ho 30 anni, e per tutta la vita mi è stato detto che il razzismo è nella mia testa. È solo nell’ultimo anno, grazie al Black Lives Matter, che l’atteggiamento è iniziato a cambiare”