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Il Myanmar presenta il primo rapporto sui Rohingya alla Corte ONU di Den Haag



Il Myanmar ha presentato il suo primo rapporto alla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) sulle misure che ha adottato per prevenire il genocidio dei musulmani Rohingya, ha detto lunedì il tribunale supremo delle Nazioni Unite.

La Corte con sede a l’Aja ha emesso un provvedimento provvisorio a gennaio secondo cui il Myanmar, a maggioranza buddista, deve adottare “tutte le misure in suo potere” per fermare il presunto genocidio della minoranza, e deve riferire alla corte a intervalli regolari.

Il caso è stato presentato dallo Stato africano di Gambia, per la maggior parte musulmano, che si è presentato a un’audizione a dicembre dove l’ex leader civile a icona della democrazia Aung San Suu Kyi ha spiegato il caso del Myanmar.

Un milione di Rohingya sta vivendo nei campi profughi nel vicino Bangladesh, dopo una brutale repressione da parte delle forze armate del Myanmar nel 2017, mentre altri 600.000 Rohingya rimangono dello stato di Rakhine, nella parte sud occidentale del Myanmar.

“Il 22 maggio 2020, il Myanmar ha presentato la prima relazione indicata nell’ordinata della CIG sulle misure provvisione del 23 gennaio 2020”, ha dichiarato la Corte Internazionale di Giustizia in un tweet, senza fornire ulteriori dettagli.

I contenuti del rapporto del Myanmar, di cui una copia deve essere inviata al Gambia, rimarranno confidenziali fino a quando i giudici non decideranno di renderli pubblici, hanno affermato i funzionari del tribunale ad Agence France-Presse (AFP). I gruppi di pressione a sostegno dei Rohingya hanno tuttavia affermato che il Myanmar non ha fatto “passi significativi” per migliore la situazione a Rakhine, dalla decisione della Corte internazionale di gennaio.

“Il genocidio contro i Rohingya continua senza sosta in Myanmar”, ha dichiarato Tun Khin, presidente dell’organizzazione britannica Burmese Rohingya con sede nel Regno Unito. Tun Khin ha inoltre esortato la Corte internazionale a rendere pubblica la relazione al più presto e ha invitato la comunità internazionale a “raddoppiare la pressione sul Myanmar” per conformarsi alle misure provvisorie della corte.

All’inizio di quest’anno,  la ICJ ha respinto in una sentenza unanime gli argomenti del premio Nobel per la pace Suu Kyi secondo cui l’estensione dei crimini contro i Rohingya sarebbe stata esagerata e che si trattava di un affare interno dello Stato. Il tribunale ha accolto la domanda di misure di emergenza del Gambia, in attesa di un procedimento giudiziario completo che potrebbe richiedere anni, e ha dichiarato che i Rohingya in Myanmar “rimangono estremamente vulnerabili”.

Al Myanmar fu intimato di riferire dopo quattro mesi e poi ogni sei, quindi di non distruggere alcune prova di crimini contro i Rohingya.






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