CoverPic:@No machine-readable author provided. Bertilvidet~commonswiki assumed (based on copyright claims)., CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il Museo Sursock di Beirut, circa un anno fa, è stato violentemente colpito dall’esplosione nel porto. Oggi, si cerca di rimettere a posto i pezzi. Si assemblano di nuovo le vetrate colorate e si rimettono insieme sottilissimi cocci di ceramica.

Maya Hussaini, artista specializzato nelle vetrate, descrive il dolore provato verso il suo museo, l’unico di arte moderna del Paese, ridotto a polvere e il meticoloso lavoro di ristrutturazione. Un museo arroccato sulle colline del quartiere di Achrafieh, cuore pulsante della città. Uno spazio pubblico e gratuito che offriva arte e che è rimasto aperto anche durante la guerra civile (1975-1990).

Per il museo, l’esplosione ha portato danni enormi. Oltre all’edificio, sono stati danneggiate anche le opere. Almeno 57 dei 130 pezzi della mostra si sono rotti e strappati. Tra questi anche il ritratto di Nicolas Sursock dell’olandese Kees Von Dongen, dal quale il museo prende il nome. La conta dei danni è stata ancor più dolorosa se si pensa che il Museo Sursock aveva finito solo nel 2015 un progetto quasi decennale di ammodernamento e ampliamento.

Zeina Arida, la direttrice del museo, ha ammesso:

All’inizio eravamo sopraffatti dalla realtà e dall’entità dei danni

Per portare avanti le ristrutturazioni, in piena pandemia e con una sempre crescente crisi economica, il museo Sursock si è affidato a fondi internazionali. Grazie al duro lavoro di tutti, il museo potrebbe riaprire nel 2022. Ma la situazione del Libano e quella sostanzialmente in ginocchio del settore dell’arte parlano della necessità di un cambiamento radicale.