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di Fiorenza Gemma

Passeggiando per le strade di Roma, Firenze, Milano ma anche per le vie di molte capitali europee, non di rado all’occhio attento può capitare di imbattersi in un foglio logoro, segnato dal passare del tempo meteorologico e non. Sulla facciata una volta candida compaiono versi integri o sbrindellati, siglati da una lettera e un numero. É un traccia del passaggio del Movimento per l’Emancipazione della Poesia.

Il Mep nasce nel marzo del 2010 a Firenze con l’obiettivo di combattere l’assenza della poesia fra le arti considerate mainstream. “La poesia negli ultimi anni è stata trascurata, per usare un eufemismo, a differenza del cinema, del teatro e delle arti visive” ci racconta D.36, uno dei membri del collettivo. Chi fa parte del MEP sceglie di mantenere l’anonimato proprio per focalizzare l’attenzione sui versi, anziché l’autore, sovvertendo così il modo usuale di fare poesia.

Un’idea “sovversiva” di poesia

La scelta dell’attacchinaggio in strada come mezzo di diffusione nasce da esigenze pratiche: in questo modo la poesia ha la possibilità di arrivare a tutti, indistintamente, invece di continuare ad essere una forma d’arte elitaria, come è stata in passato.

“Utilizziamo solo poesie originali e autoedite, senza alcun target specifico” continua D.36. “Tutte le nostre poesie sono sotto copyleft, che è l’opposto del copyright: nel copyleft, infatti, bisogna semplicemente citare interamente la poesia e il movimento, senza alcun scopo di lucro. Abbiamo mantenuto come mezzo di diffusione della poesia l’attacchinaggio perché ci è sembrato quello più utile e coerente al nostro scopo. Sempre nel rispetto fondamentale per le altre arti: non ci permettiamo mai di attacchinare su opere d’arti, dai muri delle chiese alle statue.

Le poesie di resistenza urbana non sono presenti solo nelle città italiane. Anche girando per le vie di Amsterdam può capitare di incontrare i versi del Mep: “qui ad Amsterdam – ci confessa D.36 – è sorto un problema: nonostante attacchinare flyer sia comune in Olanda, non volendo attaccare un muro “vergine”, il più delle volte siamo stati costretti a farlo su muri già completamente imbrattati. Questo significa che ovviamente le poesie si saranno notate poco, ma almeno abbiamo la coscienza pulita.”

A chi sono rivolte le poesie in giro per Amsterdam?

Se ci si chiede se le poesie del Mep siano rivolte ai turisti o agli italiani che vivono nei Paesi Bassi, la risposta non può che essere: “A tutti, indistintamente” risponde D.36. “Il MeP è composto da nuclei e ogni nucleo è abbastanza indipendente, perciò ognuno di loro segue il corso della vita dei suoi partecipanti. Ed è possibile che l’attacchinaggio in altri paesi sia nato spontaneamente da un’esperienza all’estero di un membro, che, invece di rinunciare al Movimento, ha scelto di continuare ad attacchinare le nostre poesie, includendo anche altre persone nel progetto, fino a fondare nuovi nuclei all’estero. Il problema linguistico,” spiega ancora D.36, “è stato risolto collaborando con dei traduttori. Così anche chi non parla italiano può partecipare.”

Com’è nato il nucleo olandese?

“Tutto è partito da un membro che si è trasferito da Venezia ad Amsterdam. Lavorando in Olanda, ha conosciuto altri italiani che volevano far parte del MEP. Ora il nucleo olandese purtroppo è inattivo, ma c’è stato per 3 o 4 anni e io ci sono dentro da due. Dal 2016 sono anche parte del nucelo fiorentino, che ora conta circa 2000 membri, tra militanti e inattivi.”

Avete avuto reazioni alle vostre azioni?

“Nel corso del tempo molte persone si sono interessate all’idea di aiutare e militare per la causa del MEP e abbiamo collaborato con altri artisti come i “Poeti der Trullo”. Abbiamo avuto riscontri sia negativi che positivi, in realtà, perché non a tutti piace trovarsi attaccate poesie sotto casa. Quelli contrari alle nostre tecniche di diffusione lo sono soprattutto per questioni di natura ambientale. Noi stampiamo le poesie utilizzando un foglio bianco A4, e molte persone hanno spontaneamente riempito gli spazi bianchi. Non ce l’aspettavamo ed è stato bellissimo! Anche se alcuni hanno colto l’occasione solo per insultare (“Questa non è poesia”, “ritiratevi”, etc.), rimane la soddisfazione delle altre poesie aggiunte a penna sotto le nostre o dei feedback positivi lasciati dai lettori.”

Venite riconosciuti dal resto del mondo dell’arte? Ad esempio, dagli street artist?

“Abbiamo fatto tante collaborazioni con gli street artist, ma ci piace comunque ricordare che noi non lo siamo: gli street artist creano l’arte in strada, noi invece portiamo l’arte in strada, quindi la nostra è un arte “in strada” e non “di strada”. Tra artisti ci diamo forza a vicenda e ci sosteniamo lavorando a progetti comuni no-profit”.

Qual è il rapporto del Mep con i social?

“Abbiamo volontariamente chiuso le nostre pagine Instagram e Facebook (tutte le pagine attive sono fake). Quello che pensiamo di Internet è che lì sia accaduta una strumentalizzazione della poesia: credo che la poesia non possa essere svilita in un post sui social in cambio di un like. In altre parole, la poesia non è una merce di scambio. E ciò stava succedendo anche sui nostri social.”

Qual è la funzione della poesia nella società di oggi?

“Secondo il MEP, il discorso s’incentra sull’editoria: ci ribelliamo all’editoria delle grandi casi editrici, che chiedono compromessi che non intendiamo accettare: in nessun caso cambiamo, nemmeno minimamente, le poesie che pubblichiamo per riportare la poesia nella quotidianità con la nostra rivoluzione.”