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CULTURE

Il mistero dell’omicidio irrisolto di Annie nel cuore del quartiere a luci rosse di Amsterdam



Nonostante la sua legalizzazione in Olanda, la prostituzione resta uno dei mestieri più pericolosi al mondo. Tanti sono i nomi delle sex workers uccise nel corso del tempo.

Tra i molti vi è quello di Chinese Annie, una sex worker di Amsterdam uccisa il 31 dicembre del 1956, nel suo appartamento a Oudezijds Voorburgwal 60, al centro del Red Light District a pochi passi dall’Oude Kerk. La sua morte resterà sempre legata a quel luogo, soprattutto perché oggi lo stabile dove è avvenuto il delitto ospita il Red Light Secrets, il museo dedicato alle sex workers di Amsterdam.

Il suo vero nome era Annie Maria Zentveld, nata in Olanda il 7 giugno del 1924. Non si sa perchè fosse chiamata ‘chinese’. Probabilmente deriva dal fatto che si truccasse come un’orientale e che molti dei suoi clienti fossero asiatici, persone particolari per l’epoca.

Durante la giornata di domenica 30 dicembre aveva ricevuto diversi clienti. Alcuni testimoni hanno dichiarato di non aver più notato movimenti nella sua stanza dopo la mezzanotte, probabile ora del decesso.

La stessa notte la padrona, trovando la porta dell’abitazione della sex worker aperta e le luci accese, aveva deciso di controllare la situazione. La giovane di 32 anni giaceva sul divano avvolta da una coperta.

La stazione di polizia di Warmoesstraat si occupò del caso. La stanza era in ordine, senza segni di lotta. La borsetta della donna era in bella vista con 260 fiorini olandesi, che oggi corrispondono a circa 60 euro. Di conseguenza si escluse la pista della rapina. Si trovarono solo una serie di impronte digitali non identificate.

I clienti del giorno prima vennero tutti interrogati, ma avevano alibi di ferro. Inoltre la domenica il Red Light District era meno frequentato, di conseguenza non si trovarono abbastanza testimoni utili alle indagini.

Gli abitanti del quartiere fecero molte pressioni affinchè si trovasse l’omicida. Furono arrestate e interrogate alcune persone, anche se nessuno fu formalmente accusato dell’omicidio. La prima fu un uomo di 44 anni, in seguito a una rapina ad un albergatore. Dopo essere stato interrogato anche per l’omicidio di Annie, risultò non essere l’assassino. Un altro uomo di 37 anni venne arrestato a Velsen per aver minacciato di strangolare una donna con una calza di nylon, verso la fine di gennaio del ’57. Per il riferimento alle calze fu anche lui interrogato su Annie, ma neanche lui era l’omicida. La situazione peggiorò quando fu uccisa un’altra sex worker a meno di 100 metri dall’abitazione di Annie. Dovranno passare 12 anni prima che si abbia un vero sospettato per l’omicidio. Sua moglie, infatti, confessò di aver mentito riguardo al coniuge. Il sospetto, ‘Manke Toon’, non aveva comunque niente a che fare.

Come ha notato il giornalista Bas Dekkers, poco tempo dopo l’omicidio di Annie furono strangolate altre due sex worker, Magere Josje, la donna che abitava poco distante da Annie, e Zwarte Judith. Se questa serie di omicidi fosse avvenuta oggi si parlerebbe della possibilità di un serial killer, all’epoca non ancora entrati nell’immaginario collettivo.

Annie Maria Zentveld è stata sepolta nel cimitero di Vredenhof. Il suo assassino non è mai stato catturato.

CoverPic: Pixabay






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