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HISTORY

“Il mio nome è Selma”: la storia dell’eroina ebrea nella resistenza olandese



Nel giugno 2019 il senatore Toine Beukering di Forum voor Democratie ha destato scalpore quando, durante un’intervista al Telegraaf, ha affermato di non riuscire a capire perché “gli ebrei, un popolo così coraggioso e combattivo, si fossero lasciati condurre alle camere a gas proprio come docili agnellini”.

A seguito della protesta della comunità ebraica, Beukering è stato costretto a scusarsi anche se la sua opinione – come ricorda David Barnouw, ex ricercatore dell’Istituto olandese per gli studi sulla guerra, l’olocausto e il genocidio – è largamente diffusa tra la popolazione.

Rastrellamento nazista degli ebrei ad Amsterdam nel febbraio 1941

Il coinvolgimento degli ebrei nella resistenza olandese è qualcosa che si conosce ancora poco: mancano cifre ufficiali ma il numero di chi vi ha partecipato è sicuramente più alto di quanto creduto per decenni.

George Maduro – il celebre eroe ucciso nel campo di concentramento di Dachau perchè  aiutava di nascosto i piloti britannici a tornare patria e alla cui memoria i genitori costruirono nel 1952 la città in miniatura di Madurodam, una delle attrazioni turistiche “imperdibili” dell’Olanda – era di origini ebraiche.

All’angolo dove l’Amstel incontra il Zwanenburgwal, oggi sorge il monumento alla resistenza ebraica. È stato creato dallo scultore belga Josef Glatt nel 1988. Il testo del profeta Geremia lamenta in olandese ed ebraico: “Se i miei occhi fossero fontane di lacrime, allora piangerei giorno e notte per i combattenti caduti del mio amato popolo”.

Gli ebrei non sono stati solo “vittime mansuete” della ferocia nazista ma, invece di nascondersi per sfuggire alle deportazioni, in molti hanno scelto la clandestinità per co

George Maduro (15 luglio 1916 – 8 febbraio 1945)

mbattere al fianco degli olandesi.

Selma van de Perre è una di loro e una dei pochi superstiti ancora in vita. Anche se i capi della resistenza sapevano benissimo delle sue origini, ai suoi compagni di lotta non fu mai detto nulla.

Selma, nome di battaglia Marga van der Kuit, è nata il 7 giugno 1922. Per celebrarla, il National Holocaust Museum of the Netherlands, una delle cinque istituzioni che formano il Jewish Cultural Quarter di Amsterdam, ha organizzato un incontro in occasione della pubblicazione della sua biografia, Mijn naam is Selma. Nel libro pubblicato per il 75 anniversario della liberazione dell’Europa dai nazisti, la donna si sta spendendo per un tardivo riconoscimento degli altri partigiani ebrei impegnati nei Paesi Bassi, finora spesso ignorati.

Selma si unì alla resistenza a vent’anni. Fingendosi infermiera, trovò un rifugio a Eindhoven per la madre e la sorella quindicenne. Il padre fu immediatamente deportato e ucciso. Lo stesso destino investì le donne della famiglia.

Lavorò come staffetta, impegnata nella distribuzione della stampa clandestina che custodiva in una valigia più grande di lei. Ma non solo. Marga stata coinvolta nel gruppo di Joop Westerweel, che ha favorito la fuga di centinaia di ebrei verso l’Europa meridionale. Ha viaggiato in tutta l’Olanda per consegnare messaggi, ha aiutato a falsificare carte d’identità e a nascondere le persone.

Nel 1944, dopo essere stata catturata dai nazisti, soltanto Selma fu trasferita da una comune prigione al peggior campo di concentramento olandese, Camp Vught.

Selma arrivò a Vught soltanto cinque mesi dopo quello che è tristemente conosciuto come “l’atrocità del bunker”: Adam Grunewald, comandante del campo, aveva ucciso dieci donne ammassandole per 14 ore con altre 64 in una cella non ventilata.

La donna fu poi trasferita a Ravensbrück, dove rimase fino all’arrivo dei soldati russi.

Dopo la guerra, Selma si è trasferita a Londra dove si è diplomata alla London School of Economics nel 1957 e ha sposato il giornalista belga Hugo van de Perre. Dopo la morte del marito nel 1979, Selma è divenuta corrispondente per Avro, BRT e altri giornali belgi. Nel 1983 la donna ha ricevuto la Resistance Memorial Cross 1940-1945.

Il rastrellamento nazista Meijerplein durante lo sciopero del 1941, quando gli olandesi protestarono per gli arresti degli ebrei di Amsterdam

Soltanto all’inizio del millennio, un nipote è riuscito a convincere la donna a raccogliere le proprie memorie. All’inizio il dolore era ancora forte. Selma non osava ma il dovere di testimoniare come erano andate le cose ha avuto la meglio. Ed è così che nel 2003 Selma si è seduta e ha iniziato a scrivere in inglese.

La questione della resistenza olandese è ancora oggi molto dibattuta. Quella olandese da un lato è stata una delle più formidabili reti antinaziste e, già dal febbraio del 1941, anche tra le più precoci. Dall’altro nei Paesi Bassi si è raggiunto anche il più alto tasso di mortalità tra gli ebrei olandesi, grazie sopratutto alla precisione dei censimenti redatti dalle autorità olandesi e alla rete locale di collaborazionisti pagati per per ogni ebreo consegnato ai nazisti.

 






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