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Un residente di Eindhoven è stato arrestato a seguito di un presunto aiuto al suicidio. Il suicidio, avvenuto tramite polvere tossica, ha portato a indagare nuovamente sul traffico di questa sostanza. La domanda della fantomatica “polvere suicida” sembra infatti essere piuttosto alta.

Alex S., l’arrestato, potrebbe aver venduto la polvere a centinaia di persone. Di queste, almeno sei l’avrebbero usata per togliersi la vita. Ciò, stando al Public Prosecution Service, ha reso possibile l’arresto per suicidio assistito.

A quanto riportato, S. farebbe parte della Cooperativa Last Will, che si occupa di suicidio assistito e che avrebbe tanti clienti. Un numero che, a ragione, non dovrebbe apparire insolito. Infatti, ogni anno, molte persone scelgono di porre fine alla propria vita, ma perseguire la propria scelta resta molto difficile.

La polvere suicida apre il dibattito sul suicidio assistito

Comunque sia, quello di S. non è un monopolio. Polveri fatali sono vendute anche tramite altri siti. Inoltre, sono presenti dei siti che si incaricano di tracciare quali polveri funzionino e quali invece provochino solo degli effetti pesanti, ma non mortali.

Anne (nome di fantasia), che fa parte della stessa cooperativa di S., non concorda con l’illegalità della polvere suicida. Allo stesso tempo, esprime il desiderio che si possa porre un termine alla propria vita in un modo più sicuro.

In ospedale puoi vedere persone a cui non è permesso di morire. È il loro ultimo e più profondo desiderio, ma per i dottori non è una via praticabile. È degradante, oltre che irrispettoso.

Ma, secondo i partiti sembra esserci poco spazio di manovra sull’argomento. Anne però ribatte che è necessario che ognuno abbia diritto alla polvere in un modo controllato. Non è giusto, secondo lei, che chiunque voglia possa averne un accesso indiscriminato, proprio come adesso, in questo circuito semi-illegale.