The Netherlands, an outsider's view.

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HISTORY

Il Mauritshuis costruito coi soldi della tratta degli schiavi in Brasile. E ora?

L’anno scorso il Mauritshuis ha organizzato una mostra dedicata alla controversa figura di Johan Maurits van Nassau-Siegen, figura di primo piano nella tratta degli schiavi nella colonia olandese Brasile. L’esposizione seguiva la polemica del 2018 per la rimozione del suo busto – che poi si è scoperto essere una copia – dall’ingresso del museo all’Aja.

Da allora il Mauritshuis ha intrapreso un lungo percorso di ricerca e ha da pochi giorni inaugurato un’intera sala a Maurits.

Johan Maurits (1604-1679), conte di Nassau-Siegen è meglio conosciuto come l’omonimo palazzo che ha fatto costruire il più vicino possibile al potere politico dell’Aja. Dal 1822 è la sede del celebre museo. Nella sala, appena allestita, è appeso il suo grande ritratto, che trasuda il prestigio adatto al ruolo ricoperto allora dal personaggio.

Maurits è stato anche governatore generale della colonia olandese-brasiliana dal 1636 al 1644 per conto della West India Company. Nel suo entourage si contavano pittori come Frans Post, maestro nel ritrarre paesaggi idilliaci. Quadri che si possono oggi ammirare nella stessa sala, così come i ritratti di contemporanee come Maria van Oranje e Maria Stuart, entrambe con servitori neri ritratti come elementi esotici per accentuare la loro pelle bianca come un giglio.

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We would like to share with you that we are opening a new permanent display on Johan Maurits and Dutch Brazil. Many of our visitors know that Johan Maurits, as governor of Dutch Brazil, took artists and scientists with him to Brazil to record the nature and inhabitants there. What most people don’t know is that he also played an important role in the transatlantic slave trade – at least 24,000 enslaved Africans were transported to Brazil under his rule. That’s a story we need and want to share as well. The room not only tells the story about Johan Maurits, we also consider the reality that often seems almost invisible in our paintings: the origin of the sugary treat in a portrait of a young girl; a black boy reduced to an ‘exotic’ accessory to underscore the exaltedness of a white princess.

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Oggi, le opere appese nelle sale del museo sono corredate da descrizioni e testi esplicativi che raccontano la storia coloniale che non si vede nei ritratti.

Due ricercatori, Carolina Monteiro ed Erik Odegard, hanno cercato di ricostruire il rapporto di Maurits con la tratta degli schiavi d’oltreoceano nel progetto Revisiting Dutch Brazil and Johan Maurits. I loro risultati sono stati incorporati nei testi della sala e in un più ampio articolo. Di per sé, il rapporto ufficiale di Maurits con la schiavitù era ben noto: la vita stessa della colonia si basava sul profitto della canna da zucchero, la cui coltivazione si basava sulla schiavitù.

Ciò che non si conosceva ancora, era il coinvolgimento privato del conte di Nassau. Una volta in Brasile, Johan Maurits procedette a costruire una corte che si addicesse a un nobile tedesco protestante con aspirazioni principesche. La “costruzione” comportava sia la costruzione fisica di palazzi e giardini, sia la costruzione sociale di un seguito di cortigiani che desse prestigio. Non proprio un’operazione economica.

Monteiro e Odegard hanno anche scoperto in diversi documenti che lo stesso Maurits si è arricchito privatamente con il commercio e il contrabbando di schiavi.

La Compagnia delle Indie occidentali non considerava illegale la schiavitù ma il commercio privato di schiavi, anche se questo veniva in qualche modo tollerato.

Una nave proveniente dall’Angola, per esempio, aveva a bordo 55 persone in più rispetto alle bolle di carico che l’accompagnavano. Gli schiavi sono stati consegnati direttamente al palazzo di Maurits a Vrijburg, a Recife, dove sono poi state distrutti tutti i documenti. Ma gli esempi sono tanti. Maurits ha ricevuto in “dono” diplomatico dal re del Congo circa duecento persone, che ha venduto per parecchi soldi per finanziare la sua costosissima casa reale. E anche il Mauritshuis è stato finanziato con i proventi del suo “reddito brasiliano”.

Il museo vuole riunire tutte queste storie, comprese quelle che riguardano Maurits nelle vesti di mecenate. Nel frattempo l’esposizione permanente organizzata cerca di divulgare il più possibile il passato coloniale olandese, anche grazie a ulteriori ricerche che sono partite.

Tutto qui lo sforzo di ripensare la storia coloniale olandese? Le nuove didascalie dei quadri sono utili e necessarie ma forse non ancora del tutto sufficienti.