CoverPic@public domain

di Sara Bergo

I corpi dei fratelli de Witt di Jan de Baen è una delle rappresentazioni più esemplari e macabre della storia olandese. L’opera ha sempre goduto la fama di essere una ricostruzione fedele degli eventi, una sorta di fotografia del linciaggio della coppia di politici del XVII secolo, ma non è proprio così.

La storia dei fratelli de Witt

Il 21 giugno 1672 Johan de Witt, matematico e gran pensionario, una sorta di segretario generale della Repubblica delle Sette Province Unite, sopravvisse miracolosamente a un attentato alla sua vita, quando fu aggredito dopo aver lasciato una riunione al governo. Sebbene de Witt pensasse di essere sfuggito alla morte, in realtà l’aveva semplicemente evitata.

Solo due mesi dopo, sia lui che suo fratello maggiore Cornelis, furono linciati da una folla di cittadini di Den Haag convinti che i due fratelli avessero aperto i confini del Paese a un’invasione congiunta di Francia, Inghilterra e Germania.

Quattro anni dopo, il filosofo Spinoza, grande estimatore di de Witt, racconta al collega Leibniz come sarebbe voluto uscire la notte stessa del massacro per porre una lapide con su scritto ultimi barbarorum (peggiori dei barbari), riferito agli inferociti cittadini dell’Aia. Il padrone di casa di Spinoza, chiudendolo in casa a chiave, ha probabilmente evitato che il grande pensatore del tempo venisse fatto anch’egli a pezzi.

La violentissima morte dei due, immortalata da un dipinto ora attribuito all’artista olandese Jan de Baen, segnò un punto di non ritorno non solo per la storia olandese ma anche per la costruzione dell’immaginario di un’intera nazione. Cerchiamo di capire perché.

L’horror ritratto da Jan de Baen

La scena dipinta da Jan de Bean racconta una violenza che farebbe impallidire anche l’horror più splatter: spogliati delle loro vesti, i fratelli furono appesi castrati sventrati a testa in giù a un palo di legno. I rivoltosi tagliarono loro le dita delle mani e dei piedi, la lingua e il naso, per venderli come souvenir. Al culmine di una vera e propria frenesia cannibalesca, i loro fegati vennero arrostiti e divorati.

Come se non bastasse, una leggenda urbana racconta che qualcuno abbia strozzato un gatto randagio e ne abbia infilato i resti nello scroto di Cornelis. Nel dipinto de Baen non (ci) risparmia alcun dettaglio o amputazione.

Il dipinto è oggi visibile al Rijksmuseum di Amsterdam: acquistato  per quasi 1000 fiorini nel 1802 dalla Nationale Konst-Galerij all’Aia, predecessore del museo reale, l’opera è stata da allora nascosta in stanze dedicate all’anatomia pe…