CoverPic: Wassily Kandinsky | Herbstlandschaft mit Booten, 1908 | License: public domain

La sindaca di Amsterdam, Femke Halsema, ha deciso che è giunto il momento di intervenire su una questione scottante che va avanti da anni: lo Stedelijk Museum di Amsterdam deve continuare a ospitare la Veduta con case del 1909 di Wassily Kandinsky, che, prima di essere “comprata” dal museo durante la seconda guerra mondiale, apparteneva a una collezione di una famiglia ebraica? 

La storia del Kandinsky conteso

David Röell, direttore dello Stedelijk, acquistò il dipinto durante un’asta nel 1940. Il quadro, secondo la commissione olandese per le restituzioni delle opere trafugate dai nazisti, era appartenuto in precedenza a Robert Lewenstein e Irma Klein.

Nel 2018 la commissione ha stabilito che il museo non avrebbe dovuto restituire l’opera, nonostante le rivendicazioni degli eredi dei suoi ex proprietari. La decisione è stata di recente confermata anche da un tribunale olandese.

Secondo le motivazioni addotte nel 2018, i coniugi non furono costretti a vendere dai nazisti ma dal “peggiorare delle condizioni finanziarie in cui Robert Lewenstein e Irma Klein si trovarono ben prima dell’invasione tedesca”, sebbene gli eredi sostengano che il quadro sia stato saccheggiato dai nazisti in circostanze ben diverse.

Inoltre, gli esperti della commissione avevano anche aggiunto che il richiedente, un erede della signora Klein, “non avrebbe un legame speciale con il dipinto, mentre l’opera ha oggi un posto significativo nella collezione dello Stedelijk”.

In questo caso, come in tanti altri, la commissione per le restituzioni sembrerebbe aver favorito gli interessi delle istituzioni culturali contro quelli di chi cerca di recuperare le opere d’arte trafugate durante la seconda guerra mondiale, come scrive Colin Moynihan sulle pagine del New York Times.

Nella misura in cui qualcosa può ancora essere fatto per rimediare all’ingiustizia, noi, come società, abbiamo l’obbligo morale di farlo

La lettera di Femke Halsema

Oggi la sindaca di Amsterdam in una lettera ha suggerito che sarebbe opportuno che la commissione riconsideri il caso del quadro, che è parte della collezione del museo dal 1940 e che vale circa 22 milioni di dollari.

Nella lettera Femke Halsema e diversi altri firmatari hanno dichiarato, forti delle conclusioni tracciate dal Comitato Kohnstamm che a dicembre ha chiesto di velocizzare le operazioni di restituzione, di non essere d’accordo con la vecchia delibera della commissione. La sindaca sostiene infatti che si debba mostrare maggiore empatia nella valutazione del caso.

“Il popolo ebraico è stato privato dei suoi beni, dei suoi diritti, della sua dignità e, in molti casi, della propria vita”, è scritto nella lettera. “Nella misura in cui qualcosa può ancora essere fatto per rimediare all’ingiustizia, noi, come società, abbiamo l’obbligo morale di farlo”.

Ma la questione non investe solo lo Stedelijk Museum che ospita ben 16 opere sospette; l’Amsterdam Museum infatti ne ha 7 e lo Stadsarchief 8. Finora, sono state presentate già quattro domande di restituzione alla città di Amsterdam.

Nuovo processo o accordo tra le parti?

James Palmer, il fondatore della Mondex Corporation, una società che si occupa della restituzione delle opere d’arte e che nella vicenda rappresenta gli interessi dell’erede della signora Klein, dice di essere felice per l’intervento della sindaca.

“È già passato quasi un decennio da quando la famiglia ha avanzato la propria richiesta”, ha scritto in un messaggio di posta, aggiungendo: “Speriamo di trovare un’altra soluzione, con la cooperazione della città di Amsterdam, per risolvere questa questione rapidamente”.

L’avvocato Axel Hagedorn, a nome degli eredi, si chiede perché il Comitato per le Restituzioni debba ora esaminare di nuovo il caso. “È già chiaro cosa deve essere fatto. Intendiamoci: la prima procedura della commissione ha richiesto cinque anni, e l’erede designato è morto la settimana scorsa”. Gli eredi hanno ancora intenzione di ricorrere in appello contro la sentenza del dicembre 2020 se non possono risolvere la questione con il comune.

Al momento anche il museo di Amsterdam sembra pronto a collaborare per risolvere la questione una volta per tutte.