CoverPic | Author: Sandro Halank | Source: Wikimedia |Licence: CC BY-SA 4.0

La siriana Sanda Aldass non sarebbe mai riuscita ad affrontare il trauma della guerra e della separazione dalla sua famiglia senza lo sport. Da sempre judoka, ora spera di far parte della squadra dei rifugiati a Tokyo 2020, come si legge in un’intervista sul sito ufficiale delle Olimpiadi.

Il judo l’ha aiutata molto negli ultimi cinque anni. “Se fossi rimasta seduta a non fare nulla, sarei impazzita“, ha detto Aldass, riferendosi ai quasi nove mesi trascorsi in un campo profughi nei Paesi Bassi nel 2015. La 29enne, che per anni ha fatto parte della nazionale siriana di judo femminile, era riuscita a fuggire dal suo Paese in piena guerra civile. Questa salvezza l’ha però pagata cara: mentre cercava di ottenere lo status di rifugiata all’estero, suo marito e suo figlio di due anni e mezzo sono dovuti rimanere.

Il marito, Fadi Darwish, anche lui judoka e allenatore nazionale, era rimasto inizialmente in Siria perché economizzante era ancora in grado di mantenere il figlio. Dopo quasi sei mesi di separazione, la famiglia si è finalmente riunita e tre mesi dopo è riuscita a ottenere una casa fuori Amsterdam. La sfida, a quel punto, è stata quella di costruirsi una nuova vita e di integrarsi in una cultura straniera. Il judo, ancora una volta, è stato di grande aiuto.

Darwish non ha potuto riprendere subito ad allenare, ma ha dovuto richiedere un certificato per lavorare nei Paesi Bassi. Anche Aldass si è presa una pausa dall’attività sportiva, perché è rimasta incinta e ha partorito il secondo figlio. Ma alla fine entrambi sono tornati sul tappeto, attirando l’attenzione della Federazione Internazionale di Judo (IJF). Nel 2019, sono stati invitati a partecipare al programma di sostegno per gli atleti rifugiati, e più tardi, nel corso dell’anno, Aldass ha gareggiato con i compagni rifugiati nel Campionato Mondiale a squadre miste.

La coppia ha molto su cui puntare. Aldass è tra i 50 atleti rifugiati attualmente in fase di valutazione per i Giochi Olimpici di Tokyo 2020. “I miei figli mi dicono: ‘Mamma, devi andare alle Olimpiadi’. È l’obiettivo di tutta la famiglia, vedremo!”

Cosa altrettanto importante: nei Paesi Bassi questa famiglia si sente a casa. “Ci mancano solo i nostri cari. Noi ci adattiamo, mio marito e io lavoriamo con la IJF. Non lo facciamo solo come sport, ma anche come lavoro. I miei figli vanno a scuola, abbiamo una bella casa e una bella famiglia. Non potrei immaginare tutto questo senza sport”.