The Netherlands, an outsider's view.

The Netherlands, an outsider's view.

SPORT

Il grande Ajax di Rinus Michels: un libro racconta la vita del Generale del calcio olandese

CoverPic | Author: Rob Bogaerts / Anefo | Source:  Nationaal Archief | License: CC

di Chiara Canale

“Sia da calciatore sia da allenatore non c’è nessuno che mi abbia insegnato tanto quanto lui” ricordava Johann Cruijff, la leggenda del calcio olandese, a proposito dell’altrettanto leggendario Rinus Michels. Attento a ogni minimo particolare, il mitico giocatore e allenatore olandese non lasciava nulla al caso.

“Michels era un direttore d’orchestra”. Così Christopher Holter racconta in De Generaal. La nascita del grande Ajax di Rinus Michels, uscito a giugno, la storia dell’uomo che portò la squadra di Amsterdam in Europa e la fece diventare un team temibile e credibile, dando una forte spinta al professionismo.

Il libro ripercorre la vita di Michels sin dai primi anni di carriera sportiva. Fu calciatore dell’Ajax, poi allenatore di provincia e insegnante di educazione fisica, finché un giorno venne notato dal presidente della squadra più importante del Paese. Fece un lavoro certosino per affinare le caratteristiche tecniche ma anche relazionali dei giocatori.

Fu infatti uno dei primi a credere nel ritiro pre-partita: i ragazzi dovevano non solo giocare assieme, ma anche fare vita in comune. “Era un allenatore moderno, quindi un manager calcistico a tutti gli effetti”, spiega Holter, che per presentare il personaggio usa sia la cronaca che gli aneddoti. “Uno dei primi giorni in cui allenava l’Ajax chiese a tutti i calciatori di fargli vedere i piedi,” racconta, “vedendo unghie blu e lunghe pretese che venissero ingaggiati degli esperti”.

Voetbal Nederland tegen Londen (profs), Rinus Michels.
*17 maart 1954 @Joop van Bilsen / AnefoNationaal Archief | License: CC BY-SA 3.0

Christopher Holter è un italiano che ama il calcio olandese. E non è il solo: c’è chi ha vissuto l’Olanda degli anni ’70 e subisce il fascino del ricordo nostalgico di quel periodo, chi se n’è interessato a metà degli anni ’90, chi negli ultimi 3o 4 anni. Ma non ci sono molte informazioni in italiano su un campionato specifico come quello olandese. Per questo motivo, Holter ha creato 11 anni fa il blog Calcio Olandese. “Poi ho pensato che il passo successivo potesse essere raccontare la storia di un personaggio iconico, non tanto conosciuto in Italia,” ha detto. E così ha scritto un libro su Michels. De Generaal. La nascita del grande Ajax di Rinus Michels approfondisce alcuni momenti del calcio olandese poco noti, cronache di partite, personaggi minori, aneddoti divertenti.

Dalla famosa “Partita della nebbia” contro il Liverpool di Bill Shankly all’Ajax in vetta all’Europa.

Il “generale” era detto così perché era molto rigido con la squadra. Non ammetteva, ad esempio, che calciatori uscissero o facessero tardi la notte. “Erano gli anni ‘60 e alcuni di loro avevano delle simpatie per i Provo ad Amsterdam, quindi erano particolarmente difficili da gestire”, racconta Holter. Lo chiamavano anche “Sfinge” perché in campo non sorrideva mai e non tradiva emozioni. Ma fuori dal campo gli volevano bene tutti perché era amichevole e molto vicino ai ragazzi. “Faceva quasi da psicologo ai calciatori”, spiega Holter.

Una visione modernissima del calcio

Michels allenò l’Ajax dal ’65 al ’71 e fu rivoluzionario da diversi punti di vista. Negli anni ’60 convinse la dirigenza a stipendiare tutti i membri del club, che fino a quel momento avevano altri impieghi. C’era chi faceva il tabaccaio, chi il fioraio. Il professionismo era emerso negli anni ’50, creando una spaccatura tra coloro che volevano retribuire i giocatori e coloro che non volevano.

La Federcalcio olandese (KNVB) era tra questi ultimi: in quel periodo non pochi erano quelli a pensare che pagare qualcuno per correre dietro al pallone fosse immorale, quasi al pari di una depravazione, si legge nel libro di Holter. Ma i giocatori più bravi cominciarono a migrare verso Paesi dove era loro garantito un salario, quindi il livello di gioco si abbassò e la nazionale olandese si indebolì. Era ormai chiaro che il calcio doveva diventare un lavoro a tempo pieno per tutti. Le società cambiarono lentamente idea e investirono nei giocatori. Così, la concentrazione e la preparazione migliorarono, grazie anche all’assunzione di preparatori atletici, massaggiatori, fisioterapisti. Michels ebbe il suo ruolo nel cambiamento, ma questa non fu la sua unica rivoluzione.

Come uno stormo di uccelli: la rivoluzione del pressing e del fuorigioco

Con lui il gioco divenne fluido perché i calciatori sapevano giocare in ogni posizione. In quegli anni l’Ajax abbandonò i vari dogmi calcistici dell’epoca. “Prima si parlava ad esempio di catenaccio. Da quel momento in poi si è parlato di pressing e di fuorigioco, cose che fino ad allora gli allenatori non avevano applicato in modo sistematico e scientifico”, spiega Holter.

Si dice che Michels anteponesse il collettivo al singolo, anche se poi aveva in squadra tanti singoli anche molto importanti, primo tra tutti Johan Cruijff. Questo sistema è ciò che i media hanno definito “calcio totale”, un termine che Michels non ha né coniato né utilizzato. Con questo concetto ancora oggi si identificano l’Ajax e i primissimi anni ’70, ma anche la nazionale olandese del ’74 e del ’78 – la fantomatica Arancia Meccanica in omaggio al romanzo di Burgess e al capolavoro di Kubrick. Nel 1999 Michels è stato eletto Allenatore del secolo dalla FIFA.

Di certo la storia di un allenatore dell’Ajax è un argomento molto settoriale in Italia. “Io credo molto nel concetto di nicchia in generale, al di là del calcio olandese”, dice Holter, che ha sviluppato la sua passione per ragioni familiari e scambi con l’Olanda. “Mi piaceva l’idea di poter contribuire con il sito e le pagine social, a identificare un gruppo di appassionati”, ha spiegato.