Un ampio programma di aiuti è stato implementato per i due orfani olandesi di 2 e 4 anni, che sono stati riportati nei Paesi Bassi dopo essere stati prelevati da un campo profughi in Siria, ha detto l’esperto di radicalizzazione Annebregt Dijkman al quotidiano AD. I genitori dei due bambini sono morti nell’ex Califfato; la madre, Karenia J. di Zwolle, è morta a causa di una malattia mentre il  padre, un jihadista belga, è stato ucciso in combattimento, secondo il giornale. I due bambini sono stati prelevati dal governo francese da un campo profughi ad Ain Issa domenica.

La custodia dei bambini è stata affidata alla municipalità di Overijssel, secondo quanto confermato da Bea Zwarthoff dell’organizzazione ad AD. Ma probabilmente vivranno con i loro parenti a Zwolle. “Non voglio approfondire la questione in modo specifico, ma  vogliamo un posto che sia il più sicuro possibile per i bambini “, ha detto Zwarthoff. “Realizziamo un piano adatto per ogni persona, è fatto su misura”.

Il governo si contraddice, ma in meglio

Sebbene in precedenza il governo abbia detto che non lavorerà per riportare i foreign fighters olandesi e i loro figli nei Paesi Bassi, lo stesso ha tuttavia promesso che c’è un programma di aiuto personale pronto per ogni persona in questo gruppo. “Si tratta di piani molto concreti: ad esempio, il Child Protection Board ha accuratamente mappato in anticipo quali membri della famiglia vivono nei Paesi Bassi e chi potrebbe eventualmente fornire assistenza, idealmente questi bambini saranno collocati con la famiglia e non con una famiglia affidataria“, spiega un portavoce del governo.

Una sfida tutta nuova per il governo olandese

E’ difficile dire come questi ragazzi si abitueranno alla vita nei Paesi Bassi, poiché c’è ancora poca esperienza con i bambini che provengono dai territori occupati dall’ISIS. “Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo: sono state condotte ricerche sui rimpatriati adulti, ma non sui bambini che provengono da zone di guerra, come i bambini soldato. Bambini traumatizzati dalla guerra. In qualche modo la situazione è simile. Si può esser sicuri che queste informazioni saranno ora utilizzate anche a Zwolle. “

Più difficile a dirsi che a farsi, la reintegrazione è possibile

Un gruppo di psicologi e pediatri belgi che hanno visitato bambini nei campi profughi siriani non credono che il ritorno possa rappresentare un pericolo in futuro, scrive l’AD. Questi ragazzi sono “senza bombe a orologeria”, hanno concluso. “Abbiamo incontrato bambini normali che sono in grado di essere calmi e concentrati, ma anche di divertirsi. Anche i bambini si sono presi cura l’uno dell’altro”.