Il primo mini documentario di un giovane, famoso per fastidiosi video da YoutTube diventati celebri, è andato in onda venerdì scorso e riguardava i ragazzi dei quartieri più poveri che stanno cercando di dare un senso alla loro vita. L’adolescente in questione è stato assunto come vlogger dal giornale Algemeen Dagblad.

Il diciannovenne Ilgun e un gruppo di altri ragazzi mesi fa erano finiti su tutti i giornali perché si divertivano ad importunare gli abitanti fuori da un centro commerciale a Zaandam e poi mettevano il video online. A un certo punto il primo ministro Mark Rutte li ha descritti come “feccia della società” e un consigliere locale ha sporto denuncia alla polizia dopo essere stato minacciato.

Secondo l’AD il vlogger sarebbe tornato alla ribalta. Un tweet di Kees de Koning, capo dell’etichetta hiphop TopNotch, era proprio quello che ci voleva. «E’ stata dura quando sono stato arrestato», aveva detto Ilgun al giornale. “Kees era l’unico a chiedersi dove fossi finito. Aveva riconosciuto in me del talento, ma mi consigliò di mettere da parte le sciocchezze”.

De Koning ora aiuta Ilgun con le public relations e con le interviste. Dichiara ad AD: “Così non fa nulla di stupido”. Gli scherzetti al centro commerciale gli avevano attirato più  fan ma il numero di visitatori è crollato con il nuovo corso ‘erio’: “Alcune persone preferiscono la roba sensazionale», ha detto Ilgun.

Sebbene si definisca “dolce ma facilmente influenzabile”, si sia scusato per il suo comportamento, crede che quanto è stato scritto su di lui sia esagerato.

Si è pentito di aver urlato al consigliere di Zaandam, Juliëtte Rot davanti casa sua. «Mi ha insultato a Pauw e credo sia ipocrita. È stata un consigliere per dieci anni, ma cosa ha fatto per rendere le cose migliori?”.

“Non lo stiamo scusando”, ha dichiarato il direttore dell’AD Hans Nijenhuis, “ma Ismail Ilgun ha un talento speciale e i suoi documentari sono un esempio interessante di giornalismo. Ci offre un approfondimento su un determinato quartiere in 20 minuti che, se non fosse per lui, non avremmo”.

Secondo Nijenhuis, ben cosciente delle bravate giovanili del ragazzo, tutti meritano una seconda possibilità. “Rubacchiavo da HEMA quando avevo nove anni, ma c’era sempre un insegnante, un allenatore di calcio o uno zio disposto a riportarmi sulla retta via. Questi ragazzi hanno bisogno anche di questo”.